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salute ed informazione scientica

05/08/2002 - LE TERAPIE NON CONVENZIONALI

Un commento di INFORQUADRI - Federazione Nazionale Quadri Informazione Scientifica e Ricerca Via Marano Equo, 32 - 00189 Roma

I PARTE

Il Consiglio nazionale della Federazione degli Ordini dei medici chirurghi ed odontoiatri, riunito a Terni nel maggio 2002, ha approvato un documento sulle "Medicine non Convenzionali" che costituisce un passaggio fondamentale per l' evoluzione della sanità in Italia e colma un ritardo almeno trentennale del nostro paese nei confronti degli altri partner europei.
Con questo documento la FNOMCeO sancisce che le "medicine non convenzionali" più diffuse, sono di competenza del medico, sono un " atto medico", in quanto richiedono una diagnosi ed una diversa terapia.
Con questo atto si viene formalmente a riconoscere la legittimità di terapie che fino ad oggi venivano ricondotte, con estrema grossolanità, al ruolo di pratiche irrazionali e prive di "contenuti scientifici".
Ci auguriamo che questa decisione, che spezza una consuetudine ormai fin troppo decrepita, non sia stata dettata dalla necessità di far fronte ai problemi della pletora di laureati in medicina sottoccupati o disoccupati in cerca di prima occupazione, stante l' alto numero di laureati in questa disciplina presenti nel nostro paese, come potrebbe far pensare la decisione di rivendicare come " atto medico" anche pratiche terapeutiche che in altri paesi vengono esercitate da non medici, come chiropratica ed osteopatia.
Esistono inoltre in molti paesi della UE, ed anche in Italia, operatori della Omeopatia non laureati in medicina, ma che hanno percorso un lungo iter formativo. E' opportuno peraltro sottolineare che il sopra citato ritardo culturale del nostro paese circa le terapie non convenzionali non ha giustificazione alcuna, se non in una preoccupante lacuna culturale della medicina convenzionale e in una incredibile chiusura accademica, dato che da molti anni ormai circolano nel nostro paese migliaia di pubblicazioni ( libri e riviste ), non soltanto su questi argomenti, ma anche di filosofia, psicologia e sociologia della medicina, che evidenziano orizzonti allargati nel rapporto: malato o presunto tale / curante.
Per quanto riguarda un paese noto per essere all' avanguardia nelle tecnologie mediche, gli USA, è dal 1990 che gli americani che si rivolgono ad un operatore non convenzionale: omeopata, nutrizionista, fisioterapista, naturopata, sono molti di più di quelli che si rivolgono al medico di base convenzionale. Gli interventi dietologici, che tutti ormai sanno essere uno dei problemi più seri delle società cosiddette affluenti, sono al centro di una strategia terapeutica per una medicina responsabile. Infatti, tutte le malattie croniche, da quelle cardiache a quelle dismetaboliche, a quelle degenerative artrosiche, rispondono, in una certa misura, agli interventi di carattere alimentare, alternativi a terapie "eroiche" che molto spesso provocano più danni che vantaggi, vista l'alta percentuale di malattie iatrogene, spesso mortali, che si scatenano in individui, per lo più ultrasessantenni, che ne fanno uso regolare.
Le compagnie di assicurazione americane oggi coprono il " piano salute" con trattamenti naturopatici riuscendo a contenere notevolmente i costi che in altri paesi, come il nostro, volano. Solo la prevenzione e la cura con medicine naturali può arrestare l' aumento delle malattie croniche. Anche il Congresso nazionale 2002 dei medici oncologi americani, tenutosi ad Orlando in Florida nel mese di maggio, ha aperto le porte alle terapie non convenzionali, e fortunatamente anche in Italia si sta diffondendo una cultura per la quale le origini del cancro devono essere ascritte alle troppe sostanze innaturali con le quali veniamo in contatto, per cui risulta assolutamente incongruo affrontare questa malattia con sostanze chimiche ancora più tossiche di quelle che l' hanno provocata.II PARTE

2.A

Una recente ricerca conferma l' interesse e la utilizzazione di 9 milioni di italiani per le terapie non convenzionali o dolci.
Dalla ricerca è emerso che chi ricorre a queste terapie è persona a livello culturale alto, di una età compresa fra i 23 ed 54 anni.
Questo dato è molto importante. La propensione all' impiego di terapie non convenzionali cresce con l' elevarsi del titolo di studio.
Anche questa è un' informazione molto importante. L' elevazione del titolo di studio riguarda un' amplificazione degli orizzonti culturali e della richiesta di una qualità della vita adeguata agli standard più evoluti.. Più basso è il titolo di studio, più bassa è la capacità critica, più aumenta la propensione ad affidarsi, inerme, nelle mani dell' "autorità" precostituita. La scelta delle pratiche non convenzionali è spesso consigliata da un medico ( 36,9% dei casi ) e nel 58,7 % delle situazioni il medico di base ne è al corrente. Molto elevato tra i consumatori ( circa il 70% ) è il livello di soddisfazione circa i benefici. Significativo è il fatto che il gradimento scende notevolmente quando sono intervistati i " non utenti". Fra questi, il giudizio positivo su almeno un tipo di terapia riguarda il 38,8%, mentre il 23,9 % le definisce non utili ed il 34,4% non esprime giudizi. Anche questi dati sono significativi, perché dimostrano che anche chi non utilizza queste terapie è convinto della loro utilità.
Tutto ciò dimostra in maniera inconfutabile che la società italiana è evoluta con maggiore velocità di quella accademica. Quest'ultima è rimasta ferma ai canoni delle vecchie università tedesche fin de siècle, di stampo materialistico-positivista, sulle quali, nella stessa epoca, si uniformarono le università mediche e scientifiche italiane. Da allora è passato un secolo, in Italia abbiamo avuto grandi maestri innovatori ed anticipatori della medicina, come il professor Nicola Pende, ma l'impostazione positivistica è rimasta anche perché funzionale agli interessi delle Multinazionali del farmaco.
Possiamo ipotizzare che la stasi accademica, durata mezzo secolo, sia stata propiziata dal blocco culturale causato dal contendersi di due culture totalizzanti, quella cattolica e quella comunista, in competizione per l' egemonia sul paese teorizzata da Gramsci. Questa lotta per la retroguardia culturale, confermata ormai da moltissimi documenti ed indiscrezioni sulle censure esercitate da coloro che, per conto di queste "chiese" controllavano le grandi case editrici, ha finito col tenere intasati per decenni tutti gli interstizi della nostra società. Un frutto fin troppo evidente di questo impantanamento accademico è stata la presa di posizione di 35 "scienziati" e 2 "premi Nobel" italiani contro la decisione della FNOMCeO. Si tratta peraltro delle stesse persone disponibili a rispondere prontamente a richiami non sempre legittimi, anche se comprensibili. In gioco, infatti, sono molti interessi. Ma non è questo, almeno per noi, il punto essenziale che riguarda la cultura della salute generale e non i suoi risvolti economici, anche se pressanti. Potremmo però soffermarci sull' argomento in un secondo tempo.
Contro questa "presa di posizione" degli " scienziati positivisti" ha risposto il presidente della FNOMCeO, Del Barone, il quale ha respinto qualsiasi critica: "Accettiamo consigli, ma non aggressioni arroganti" trovando molto strano che questi scienziati "si siano svegliati solo adesso". [Non ha tutti i torti visto che su queste terapie si discute da un paio di secoli. C' è di più: l'Italia è il paese che a metà ottocento vantava la maggior densità di medici omeopati d'Europa.] Un noto esponente della medicina integrata (che utilizza contemporaneamente terapie convenzionali e dolci), il dr Aldo Ercoli, è andato ben oltre, dichiarando pubblicamente, riferendosi al noto "farmacologo" Silvio Garattini, il quale da anni va dichiarando che i prodotti omeopatici sono tutti uguali perché contengono una sola cosa, cioè niente, che forse il nulla sta solo nella sua mente limitata. Rincara la dose (si può ben dire!) il dr. Giuseppe del Barone, il quale, riferendosi ad altra battuta del Garattini "Credere a queste pratiche è come credere all'oroscopo" ha interloquito: "Frasi del genere sono disdicevoli, perché cose serie come queste non si contrabbandano con una battuta". Dichiarazione con la quale anche noi concordiamo, anche perché argomentazioni concrete contro le terapie non convenzionali non ci sono, né possono esserci. Trattandosi soltanto di una questione di livello culturale e di capacità di comprensione, per cui siamo costretti a rinviare alla moltissima letteratura in merito. Ce n' è per tutti i gusti. Questo nostro intervento dovendo valere come " presa di posizione" netta e decisa della nostra Organizzazione nel dibattito in corso.

2.B: La Posizione del CICAP

Il CICAP [Comitato italiano per il controllo delle affermazioni sul paranormale], di cui fanno parte il già citato Garattini, il noto divulgatore televisivo Piero Angela, Margherita Hack, Tullio Regge ed altri scientisti] ha recentemente diffuso una sua "Sfida agli Omeopati". Pubblicata sul numero 13 (11 luglio 2002 ) de "Il Farmacista", periodico dell' Ordine dei Farmacisti.
Inutile illustrare la intrinseca comicità di tale sfida, che ai nostri occhi ricorda la famosa sfida fra il grande riformatore e predicatore.
Girolamo Savonarola ed i frati francescani di Firenze. Va precisato che furono i fraticelli a sfidare, per conto del papa, Savonarola. La sfida riguardava chi avrebbe vinto riuscendo a resistere più a lungo al fuoco. Una specie dell' attuale e tanto reclamizzata "camminata sul fuoco". Questa sfida, che nella sua essenza contraddiceva, in pieno Rinascimento, tutte le istanze del cristianesimo perché ricordava le ordalie di barbarica memoria, sta a dimostrare che su certi argomenti è facile assistere a fenomeni di regressione a stadi infantili.
Ed in realtà, lo stesso CICAP, con la sua ossessione di colpire i fenomeni "paranormali" in qualsiasi forma essi si presentino, ricorda molto sia l'orrore inquisitorio della caccia alle streghe sia la curiosità infantile di coloro che, invece di apprezzare l' abilità di un prestigiatore alla Silvan, si incaponiscono a trovare il trucco, che in questi casi c'è di sicuro perché espressamente dichiarato dal prestigiatore. Diverso è il caso di pratiche terapeutiche che solo in Italia accontentano una diecina di milioni di persone di cultura elevata.

2.C: Sperimentazione clinica.

La richiesta del CICAP riguarda la sperimentazione "scientifica" dell' Omeopatia. Il presupposto, del tutto teorico, è che l' Omeopatia, essendo una cura "senza niente", non potrebbe reggere di fronte alla verifica sperimentale.
Su questo argomento è necessario essere chiari. Una delle acquisizioni più importanti della ricerca clinico-farmaceutica è molto banale, anche se messa in pratica solo di recente: questa ci dice che la verifica della qualità di una prestazione si può fare soltanto se paragonata ad altre prestazioni.
E' l'unico dato autenticamente sperimentale. In medicina non ci possono essere valori assoluti, essendo in gioco un numero pressoché infinito di variabili. E' su questi concetti infatti che si basa la moderna "medicina della persona" e soprattutto la critica alla sperimentazione sugli animali.
Coloro che criticano aprioristicamente le terapie non convenzionali partono invece dal preconcetto che le terapie "convenzionali" siano quanto di più scientifico e sperimentato possibile. A parte la critica che la Scienza più evoluta conduce da decenni contro le certezze "sperimentali" di galileiana memoria, (ma Galilei non era così stupido come i suoi pedissequi seguaci), ben pochi finora hanno pensato di "sperimentare" le terapie non convenzionali sul terreno pratico, cioè paragonandone i risultati a quelli ottenuti con le terapie "non eretiche". Ed ancor meno sono le persone che, trattando di terapie non convenzionali, lo fanno con i dati sperimentali a portata di mano. Poiché questi ci sono, e vengono riportati in riviste specializzate nonché su un numero molto alto di Siti su Internet, è evidente che chi si attarda con giudizi di condanna non ha consuetudine con la letteratura scientifica. Il fatto non stupisce perché in questo paese, che ospita ben 350.000 laureati in medicina, gli abbonati a riviste "indipendenti" non superano i 10.000.
Né è un caso che, a fronte di una legge europea sulla Farmacovigilanza (obbligo per i sanitari di comunicare gli effetti secondari riscontrati dall' uso di farmaci) reiterata e rinnovata di recente con gravi sanzioni per gli inadempienti, l'Italia sia il Paese che invia il minor numero di segnalazioni. Tuttavia, la necessità di confermare l'efficacia delle terapie abitualmente in uso, anche alla luce della necessità di calmierare in maniera razionale la spesa sanitaria in costante crescita, ha creato un movimento di critica e di verifica, partito dall' opera veramente meritoria di un medico australiano, Cochrane, che ha coinvolto tutti i paesi del mondo industrializzato. Sono nate in tutti i paesi Associazioni che praticano "revisioni sistematiche" di tutte le pubblicazioni scientifiche su singoli interventi medici e su singoli prodotti farmaceutici, e l' operatività di queste sta creando una rivoluzione finora non ancora percepita nella sua importanza, perché ha ridimensionato moltissimi interventi terapeutici " convenzionali" finora di larga prescrizione da parte dei medici. Ma non è tutto. La lettura da parte degli operatori sanitari degli esiti davvero deludenti di pratiche abitualmente esercitate messi in luce da queste revisioni, unica letteratura realmente scientifica, ha messo allo scoperto certe pratiche poco ortodosse delle aziende interessate alla vendita dei propri prodotti ed ha messo in crisi gli editori delle riviste scientifiche maggiormente accreditate a livello mondiale per la loro, fino a qualche tempo fa, presunta serietà.
Un' ultima precisazione. L'attuale mercato farmaceutico si basa su due presupposti accuratamente studiati: la pressione anche fisica degli assistiti sui medici di base e l' azione martellante della propaganda. Questa due componenti, variamente intrecciate, non permettono al medico un attimo di riposo, per cui ogni visita deve trasformarsi in una prescrizione che, per forza di cose, diventa un automatismo, portando alla moltiplicazione, non dei pani o dei pesci che sarebbe il male minore, ma della vendita nonché assunzione di medicinali per lo più inutili se non pericolosi. E' infatti dagli anni sessanta che le Multinazionali farmaceutiche hanno svolto studi di psicologia sociale che hanno confermato il ruolo della propaganda nella suggestione dei medici a favore di un'immediata associazione di idee fra un'ipotetica malattia e l' utilizzazione di un particolare medicinale, spesso, come dimostrato dalle recenti revisioni, di dubbia efficacia. Diversa è la situazione per quanto riguarda il rapporto medico/paziente in un intervento di medicina non convenzionale. Sono in molti, fra i critici in positivo di queste terapie, a riconoscere il valore diagnostico e terapeutico di un rapporto medico-paziente portato ad un livello di umanizzazione ormai sconosciuto dalla medicina ufficiale tanto mutualistica quanto a pagamento. Tutto ciò è evidentemente molto importante, ma è anche opportuno analizzare il fenomeno dell' iperprescrizione di medicinali di sintesi alla luce di quanto detto sopra.III PARTE
FIORISCE IN ITALIA, AGLI INIZI DEL XX SECOLO, LA RIVOLUZIONE OLISTICA

Proseguendo nella riflessione sulla trasformazione in atto nella medicina contemporanea, che nasce da una complessa ed articolata reazione contro la teoria divisionista che, pur potendo annoverare indiscutibili progressi soprattutto nella tecnologia chirurgica e nell' igiene, non risolve il problema fondamentale dell' uomo che è esistenziale, dobbiamo menzionare il Movimento culturale fiorito agli inizi del XX° Secolo in Italia ed in Francia, rapidamente diffusosi in tutto il mondo.
Questo movimento culturale, che prese il nome di "Medicina neo-Ippocratica" o "Medicina Italica", si sviluppò nell' ambito degli studi della "Medicina costituzionalistica" o del "biotipo". Sarebbe troppo complicato illustrare i vari aspetti evolutivi che portarono i più prestigiosi studiosi italiani dell' epoca, De Giovanni, Pende, Viola, a trovare la saldatura tra la nuova concezione della medicina da loro definita, e l' antico pensiero medico italico-mediterraneo rappresentato storicamente da Alcmeone da Crotone, Pitagora, Ippocrate. Un consenso quasi incontrastato aveva arriso nel 1924 alla definizione coniata dal Pende:"Biotipologia umana" per illustrare il nuovo approccio scientifico e terapeutico.
Questa definizione fu criticata nel 1950, durante il congresso del B.I.A.D. per il suo eccessivo <unitarismo> e <correlazionismo>. Ciò non sorprende, perché la critica veniva espressa in un momento i cui la medicina rifiutava la visione unitaria dell' uomo.
Sta di fatto però che oggi, di fronte all' eccesso di specializzazione e di spersonalizzazione conseguente, le Terapie non convenzionali rispondono all'esigenza fondamentale espressa inequivocabilmente dall' uomo malato, il quale rifiuta la cultura meccanicistica perché ha la netta percezione che la medicina che proviene da tale cultura è molto utile alla diffusione della produzione industriale ma non può portare alla guarigione definitiva.
A dimostrazione di quanto fossero avanzate le posizioni di questi studiosi, vale un intervento di Nicola Pende al IV Congresso
Nazionale di Medicina Sociale nel Novembre 1953. [Tra parentesi, la Medicina Sociale è sparita dalle cronache attuali].
In questo convegno Nicola Pende annunciava la sua intenzione di costituire un <Istituto di Scienza della costituzione e della nutrizione> e per la prima volta pronunziava il termine "neuropsicoendocrinologia" di cui decenni dopo si sarebbero appropriati alcuni studiosi statunitensi, proponendolo come loro invenzione e frutto di loro studi originali.
Definizione di Cultura: Concordiamo con la definizione coniata dall' UNESCO, dal Consiglio d' Europa e adottato, sulla carta, dalla Commissione Europea: < La Cultura è uno stile di vita, formato dalla tradizione e dalla Storia comune, guidato da una comune visione del mondo. La Cultura è elemento centrale dello sviluppo sociale>.
Poiché la Cultura è quanto accomuna i popoli, è evidente che la nuova cultura emergente, che si proietta sulla medicina domandando a gran voce un nuovo approccio terapeutico è destinata a rivoluzionare la Società perché è naturale che, partendo da una concezione "umanistica" dell'uomo, si debba pervenire ad una "prassi politica" basata sulla " Collaborazione armonica" ( Nicola Pende) dei Corpi sociali.


Giorgio Vitali
Presidente INFORQUADRI

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