» European Consumers membro del C.R.U.C. (Comitato Regionale Utenti e Consumatori), decreto n. T0421

European Consumers
CHI SIAMO | MISSION | INFO | LE ASSOCIAZIONI | LINK | FAQ  
AREE TEMATICHE
sabato 25 novembre 2017 - 08:24
GOOGLE
salute ed informazione scientica

26/06/2002 - 26/06/02 Educazione farmaceutica

PROGETTO < EDUCAZIONE FARMACEUTICA>
INCONTRI CON I CITTADINI PER INCENTIVARE UN ATTEGGIAMENTO CRITICO SULL' USO DEI FARMACI.
Scopo degli incontri: contribuire a suscitare un atteggiamento non passivo di fronte
alla pubblicità sempre più invadente, diretta ai cittadini anche per medicinali tradizionalmente riservati alla sola prescrizione medica, e suscitare una percezione moderna della scienza medica, vista come strumento relativo di conoscenza e di intervento terapeutico. Facilitare la comprensione della Medicina Multiculturale.
Durata del progetto : 1 o 2 incontri di 3 ore ciascuno.
Promotore: dr Giorgio Vitali
Dottore in chimica. Farmacologo. Esperto di comunicazione sanitaria.
Presidente della " Federazione Nazionale Quadri Informazione Scientifica e Ricerca"
Membro di : Accademia di Storia dell' Arte Sanitaria; Accademia Nazionale di Storia
della Farmacia; Federazione delle Associazioni per la Certificazione. Associazione per la ricerca sulla efficacia della assistenza sanitaria.- Centro Cochrane Italiano.
Già membro della Commissione Scientifica UNESCO, Sez. italiana e della Commissione per l' informazione scientifica del Ministero della Sanità.
Direttore del periodico " InforQuadri".

Opportunità degli incontri.
Per secoli, l' arte medica è stata autoreferenziata. Fino all' inizio del XX° Secolo, nonostante progressi scientifici, la classe medica non era matura per recepire la potenzialità della sperimentazione che metteva in discussione il sapere insegnato nelle scuole di medicina, l' autorità dei professori e il potere della corporazione.
Era buon medico chi, forte di una buona conoscenza fisiopatologica e di una grande esperienza, ipotizzava l' efficacia di un provvedimento terapeutico.
Spesso e non sempre era la sua autorità che ne garantiva l' efficacia.
Il Secolo XX°, segnato da due grandi protagonisti - scienza e democratizzazione del sapere - ha assistito al passaggio da una medicina basata sull' autorità a una medicina basata sulle prove di efficacia.
Tale passaggio è stato propiziato anche dalla istituzione in moltissimi paesi di un Servizio Sanitario Nazionale, basato sul concetto che la salute del singolo è un diritto fondamentale oltre che premessa per la garanzia della salute della Collettività.
Nell' ottica pertanto di un Servizio da prestarsi a tutti perché tutti ne hanno il diritto, è nata l' esigenza di verificare l' efficacia dei trattamenti terapeutici, fra i quali quelli di carattere farmaceutico sono sempre i primi ad essere presi in considerazione dai medici.
Fortunatamente, l' utilizzazione degli strumenti dell' informatica ha permesso di mettere in funzione reti informative tramite le quali collegare tra loro molti centri di sperimentazione, sparsi anche a livello mondiale e capaci di valutare contemporaneamente un numero molto alto di pazienti presi in esame.
Sempre l' utilizzazione dell' informatica ha permesso di studiare dettagliatamente le vere risposte terapeutiche oltre agli effetti secondari.
Infine, grazie agli strumenti dell' informatica è stato possibile raggruppare le varie pubblicazioni sperimentali relative ai trattamenti medici, chirurgici nonché farmaceutici, e valutarli avendo come base una sommatoria imponente di dati ( metanalisi ).
Pertanto, con la comparsa e la diffusione dei trial clinici ( ricerche a largo raggio che coinvolgono diecine di Centri e diecine di migliaia di pazienti ), si è richiesto ai molti momenti diagnostici e terapeutici della medicina una conferma oggettiva della loro validità.
Va sottolineato che precedentemente non era stato possibile applicare una ricerca così rigorosa nemmeno su interventi terapeutici ( farmaceutici e chirurgici ) di larga utilizzazione.
La rigorosa metodologia alla base dei trial clinici randomizzati, basati su un alto numero di pazienti presi in esame, ha garantito la comparabilità dei trattamenti e ha sancito l' utilità di certi farmaci o completamente affossato altri che fino ad allora erano considerati efficaci.
Ha inoltre ridimensionato la validità di tutti i farmaci finora presi in esame.
Con l' esplosione tecnologica e della ricerca farmacologica e nel contempo con l' accresciuta consapevolezza della limitatezza delle risorse, le autorità sanitarie dei vari paesi hanno maturato la necessità di selezionare gli interventi più validi, in modo da ottimizzare il rapporto costo / beneficio. Sono emerse, anche se in Italia non sono diventate ancora di uso comune, nuove terminologie quali: riduzione del rischio assoluto o relativo, intervallo di confidenza, numero di pazienti che devono essere trattati per prevenire un evento.
Sulla base di questi nuovi concetti è nata un altro sistema di valutazione che si chiama
"farmacoeconomia". Questa nuova scienza valuta la terapia farmacologica presa in esame sulla base della sua efficacia reale in rapporto ad altre forme di intervento al fine di scegliere quella "economicamente" più favorevole ( dove il termine di economico sottintende la complessità delle componenti da prendere in considerazione ).
E' evidente che una valutazione basata sulle prove pone al medico che deve prescrivere una terapia un problema che precedentemente non sentiva. Ma poiché la possibilità di efficacia nonché la minimizzazione degli effetti secondari è strettamente legata a fattori individuali, perché la risposta al farmaco è conseguenza di fattori personali, occorre che anche il paziente abbia la cultura sufficiente per collaborare col medico mettendolo al corrente di tutto quanto lo riguarda.
Infatti, se un Trial dimostra che su cento pazienti trattati con un farmaco dieci trarranno un beneficio concreto, gli altri novanta, trattati con lo stesso farmaco saranno esposti agli effetti secondari che gran parte dei farmaci efficaci induce. Questo solo fatto costringe ad una consapevolezza e conseguente responsabilità precedentemente inesistenti per il medico e strettamente legate alla presa di coscienza che le nuove conoscenze devono dare, ma impone anche una consapevolezza da parte del paziente che non può più essere turlupinato, né gli può essere concesso di firmare cambiali in bianco a chicchessia, (anche se il rapporto medico-paziente, per essere proficuo, esige da parte di quest' ultimo una fiducia pressoché completa nel medico al quale ha affidato il proprio destino ), se non altro per il principio oggi universalmente accettato del consenso informato.
Possiamo pertanto concludere che la base scientifica della terapia consiste in un flusso di informazioni organizzate in modo sistematico, tale da permettere di prevedere la risposta di una specifica persona ad una specifica dose di uno specifico farmaco.
Sulla base di questi concetti è possibile prendere in considerazione anche le medicine cosiddette " non convenzionali" che in questi ultimi anni hanno conosciuto un' autentica esplosione.
L' aumentata attenzione della popolazione verso questo nuovo approccio terapeutico che ha coinvolto l' Italia con un discreto ritardo rispetto agli altri paesi aderenti alla Unione Europea si deve all' allargamento delle basi culturali della popolazione, ad una aumentata attenzione alla qualità della vita, all' influsso di culture orientali dovuto all' aumento della circolazione delle informazioni sulla scienza della salute, ad una visione della salute che supera l' aspetto puramente materialistico della medicina convenzionale occidentale e conseguente ad una maggiore attenzione verso la prevenzione.
Il successo e l' espansione delle terapie non convenzionali ha preso in contropiede la cultura medica ufficiale, ancora ancorata ad una dottrina positivistica basata esclusivamente sulla biochimica, talché la polemica che ne è nata risulta ancora furente.
Fatto è che i dati statistici parlano chiaro a dimostrazione di uno stato di insoddisfazione della popolazione nei confronti di una medicina di massa che non tiene conto delle esigenze profonde della personalità individuale.
Secondo i dati più recenti ed attendibili, sono oggi più di 50.000 i medici che in Italia praticano la medicina " non convenzionale".
Fra questi, gli agopuntori sono il 32,2 % ; gli omeopati il 66,6% ed i fitomedici sono l' 1,4 %; mentre dal punto di vista delle pratiche mediche più esercitate posiamo dividerle statisticamente in : Omeopatia: 27,7 %; Fitoterapia 19,9 % ; Omotossicologia 15,9 % ;
Agopuntura 14,4 % ; Medicina tradizionale cinese 8,5 % ; Manipolazione vertebrale 5,5 % ;
Altre ( Medicina Antroposofica, Spagyria, Naturopatia, Kinesiologia, Tecniche delle Energie, Posturologia, Osteopatia, Iridologia, Argilloterapia, Idroterapia, Riflessologia, Integrazione con oligoelementi ): 8,1 %.
E' di questi giorni la polemica innescata dal dibattito sulla nuova Legge che riconosce anche in Italia tali terapie e su chi ha il diritto di esercitare la relativa professione.
Tutto ciò si unisce al problema suscitato dalla discussione sulla riforma degli Ordini professionali che è sfociato, dopo 3 anni di dibattiti, con una proposta di legge che deve essere ancora approvata. In questa recente proposta di Legge " Fassino" viene risolto il problema lasciando intatti i vecchi Ordini preesistenti e riconoscendo la capacità di certificare tutte le altre professioni ad una Federazione di Associazioni professionali.
In ogni caso è necessario intervenire al più presto perché le molte figure professionali sanitarie nate in questi anni sull'' onda dello sviluppo delle medicine non convenzionali devono poter essere certificate al fine di garantire l' utente da molto facili truffe.
A quanto finora detto, occorre aggiungere che il mercato del prodotto terapeutico non convenzionale si è allargato negli ultimi anni anche a causa della maggiore propensione del medico di medicina generale ad assecondare aspetti di moda come " beauty and fittness " o
" New Age" ricorrendo alla prescrizione di prodotti non convenzionali o comunque diversi dallo "standard" perché supportati da una più attuale esigenza di personalizzazione delle terapie. In campo nutrizionale, ad esempio, esiste la tendenza a modulare sulle caratteristiche del paziente ed in base all' attività fisica svolta, un' integrazione alimentare fatta su misura. Questo fatto ha sollecitato una atavica propensione del farmacista a riproporsi come preparatore di ricette, attività attraverso la quale questo professionista recupera una più consona immagine professionale, di conseguenza si assiste in questi giorni alla nascita e sviluppo di Aziende industriali che producono macchinari per piccoli laboratori. Si tratta pertanto di un circolo virtuoso destinato ad allargarsi con una maggiore potenzialità nel breve periodo fino a raggiungere i livelli di altri paesi occidentali ( Francia, Germania, USA ).
Problemi di tutela del cittadino.
Da quanto finora elencato, si può facilmente evincere che tanto per la medicina detta "convenzionale" o, come pretendono i suoi sostenitori, "scientifica", quanto per le medicine " non convenzionali" si pone un grave problema di sicurezza relativo all' utilizzazione dei medicinali.
Nel primo caso, perché difficilmente giungono in tempo utile al medico di base ed ospedaliero le informazioni relative agli studi di verifica sui medicinali di largo uso. Questo ritardo è documentato dall' ampia pubblicistica incaricata di verificare lo scorrimento delle notizie scientifiche ed in particolare quelle che riguardano la salute. Di recente, peraltro, sulla scorta della documentazione elaborata dagli studiosi della " medicina basata sulle evidenze", i direttori di alcune prestigiose testate
indipendenti hanno ammesso che, pur subendo una selezione a monte piuttosto rigorosa, di fatto gli studi sui farmaci che vengono pubblicati sono in prevalenza quelli che hanno avuto esito positivo, mentre troppo spesso vengono presto interrotti gli studi il cui esito si presenta incerto. Si è dedotto che per una valutazione realmente "scientifica" dell' efficacia dei medicinali si dovrebbero prendere in considerazione tutte le ricerche, pubblicate e non pubblicate, riesumando anche quelle interrotte a metà percorso. Stesso discorso deve valere per i "farmaci da banco". Si tratta di prodotti farmaceutici che possono essere acquistati direttamente in farmacia senza obbligo di ricetta medica. Usualmente vengono assegnati a questa categoria prodotti farmaceutici che hanno dimostrato nel tempo una loro presunta "innocuità" sotto prescrizione medica.
Va specificato comunque che tale innocuità si riferisce spesso ad epoche in cui non era ancora attiva la " farmacovigilanza" e non erano state messe a punto metodiche di ricerca tali da garantire una sicura valutazione dell' efficacia di questi prodotti.
Per quanto riguarda la produzione non definita "farmaceutica" secondo i canoni attualmente presi in considerazione, si tratta di una quantità sempre più massiccia di prodotti immessi in commercio attraverso sistemi di distribuzione sempre più diversificati.
Si pensi agli integratori alimentari che vengono venduti oltre che in farmacia, anche nelle erboristerie, nei negozi di macrobiotica, nelle drogherie e nei supermercati, nonché nelle palestre.
Si pensi similmente ai prodotti a base erboristica, che pur possedendo proprietà terapeutiche unite a riscontrabili effetti secondari, vengono registrate come " integratori alimentari" ed in quanto tali non possono esibire una particolare posologia, esponendo l' utente al rischio di iperdosaggio, o comunque di un dosaggio insufficiente.
Tale situazione, destinata a svilupparsi ulteriormente a causa di una iperproduzione che è costretta a trovare sempre nuove vie di smercio, è molto preoccupante.
Recentemente, due importati studi che hanno coinvolto circa 48.000 persone e che erano stai concepiti per dimostrare l' utilità di alcuni integratori vitaminici nella prevenzione del cancro, hanno invece dimostrato esattamente l' opposto. La pubblicazione dei due lavori su una prestigiosa rivista internazionale nel 1994 e nel 1996 ha dato l' avvio ad un dibattito internazionale anche via Internet al quale l' Italia è rimasta estranea.
In conclusione.
E' necessario intervenire con una efficace azione di educazione dei cittadini verso un corretto approccio nei confronti delle prestazioni sanitarie.
In particolare, si ritiene opportuno educare i cittadini ad un approccio critico nei confronti della produzione farmaceutica e parafarmaceutica, essendo quella più facilmente a portata di mano di chiunque. La necessità di una educazione preventiva è sottolineata anche dalla difficoltà che nel nostro paese incontra la "farmacovigilanza" diventata obbligatoria con il Decreto Legislativo n. 44 del 1997 ma mai messa in pratica secondo il dettato della Legge, nonché dall' assenza di una diffusa cultura della verifica scientifica e della certificazione di qualità.


All'interno della Rassegna Stampa vengono pubblicati gli articoli di altre testate giornalistiche complete di eventuali nomi propri di persone coinvolte nei fatti. Europeanconsumers non vuole mettere alla gogna nessuno, pertanto chiunque voglia cancellare il proprio nome da un articolo pubblicato potrÓ farlo semplicemente mandando una mail a info@europeanconsumers.it indicando il proprio nome e l'indirizzo dell'articolo in questione.