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venerdý 21 luglio 2017 - 18:28
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vino, birra e alcolici

21/04/2017 - rassegna stampa su vino, birra e altri alcolici del 20 aprile 2017 ( di redazione )

HUMANITASALUTE

Alcol ed energy drink, ecco perché aumenta il rischio di traumi

Mescolare l’alcol agli energy drinks potrebbe essere molto pericoloso. Consumare questo tipo di cocktail è stato infatti associato a un maggior rischio di traumi e incidenti. Questo perché l’effetto del consumo di alcol verrebbe mascherato da quello dato dalle bevande energetiche inducendo chi beve a tenere comportamenti rischiosi. Ce ne parla il dottor Cristiano Sconza, specialista in riabilitazione ortopedica di Humanitas.

Dei ricercatori della University of Victoria (Canada) hanno condotto una revisione sugli studi che avevano affrontato questo argomento. La ricerca, pubblicata sulla rivista scientifica Journal of Studies on Alcohol and Drugs, ha valutato i dati forniti da 13 lavori scientifici. Di questi 10 hanno documentato la relazione tra l’uso di bevande alcoliche più energy drinks e un maggior rischio di traumi rispetto al consumo di soli alcolici. Gli incidenti considerati nelle ricerche erano sia di natura intenzionale (ad esempio il ricorso alla violenza fisica) che non intenzionali (cadute o incidenti stradali, ad esempio). Alla luce della scarsa disponibilità di ricerche prodotte sul tema, i ricercatori non sono stati in grado di determinare da un punto di vista statistico l’entità del rischio associato al consumo di alcol con bevande energetiche.

Ad ogni modo l’associazione è stata documentata. Mescolare alcol e bevande energetiche può portare i consumatori a comportamenti a rischio: «Questo perché l’effetto stimolante di alcune sostanze quali ad esempio caffeina e taurina contenute in dosi significative in queste bevande – spiega il dottor Sconza – nasconde gli effetti “sedativi” tipici del consumo di alcol come il torpore. Di conseguenza gli individui possono sottostimare il loro stato di intossicazione alcolica, consumare ancora più alcolici e tenere comportamenti potenzialmente pericolosi».

Cosa accade quando si consumano cocktail di questo tipo?

«Si alterano le capacità propriocettive della persona, ad esempio nel mantenimento dell’equilibrio. Ciò può causare una riduzione nella coordinazione e, dunque, portare a fare movimenti alterati con incremento del rischio di cadute. Inoltre aumenta il rilascio di neurotrasmettitori eccitatori che attenuano gli effetti depressivi indotti dal consumo di alcolici andando incontro a una sorta di iperattività afinalistica», risponde lo specialista.

«Come suggerisce la ricerca, i consumatori di questo tipo di bevande non si rendono conto del loro stato di alterazione psico-fisica né sono in grado di reagire prontamente ai cambiamenti della postura e dell’equilibrio. L’apporto degli energy drinks è determinante: bere solo alcolici tendenzialmente fa prevalere alla lunga gli effetti depressivi per cui, la persona può essere ancora in grado di rendersi conto e reagire alle difficoltà motorie e di coordinamento correlate. L’iperattività associata al consumo di bevande energetiche, invece, ci dà l’impressione di essere in grado di controllare adeguatamente i movimenti ma senza averne la reale possibilità. Inoltre si sottostimano i pericoli e si ha la tendenza a prendersi dei rischi nel fare diverse azioni».

Tutto questo si traduce in un aumento del rischio di cadute e traumi

«Tutto il corpo è esposto, ma in particolare si rischiano, per gli arti inferiori, distorsioni (tipicamente della caviglia o del ginocchio) in seguito a traumi minori e fratture per quelli più rilevanti; per gli arti superiori i traumi muscolo-scheletrici più comuni possono essere eventi distorsivi o fratturativi del polso nel tentativo estremo di limitare gli effetti delle cadute, lussazioni della spalla fino a fratture della clavicola, in casi più rari e cadute ad alto impatto. Non dimentichiamoci, inoltre, i possibili traumatismi a carico di colonna vertebrale e traumi cranici che possono comportare problematiche ben più rischiose e complesse», conclude il dottor Sconza.

 

CITYRUMARS

Roseto, lotta all’alcol e agli schiamazzi. Il sindaco convoca i titolari di locali

aprile 19, 2017 - Con la stagione turistica alle porte, l’amministrazione comunale di Roseto è pronta con un giro di vite contro due fenomeni che purtroppo negli ultimi tempi hanno portato la Città delle Rose alla ribalta delle cronache locali: l’abuso di alcol soprattutto tra i minori e gli schiamazzi notturni.

Si va verso la tolleranza zero, ma il Comune chiede la collaborazione dei proprietari dei locali. Il sindaco Sabatino Di Girolamo convocherà per la prossima settimana un incontro a cui dovranno partecipare i titolari di bar, chalet e i rappresentanti di categoria per fare il punto della situazione e per elaborare strategie che consentano di garantire una movida senza eccessi, che a volte sono risultati anche violenti.

Si partirà da due punti fermi: il primo è l’aumento dei controlli da parte della polizia municipale per evitare che gli alcolici vengano venduti anche ai minori. Controlli che saranno estesi anche fuori dai locali. Perché molto spesso sono i maggiorenni ad acquistare birre e bottiglie di vino che poi cedono ai minorenni. Quindi, non sempre il titolare di un bar può essere ritenuto responsabile. Un paio di mesi fa l’episodio di una ragazzina ricoverata in ospedale in coma alcolico.

L’altro punto fermo è che i proprietari dei locali che animano le notte rosetane, in particolar modo in estate, dovranno garantire una vigilanza privata, visto che le forze dell’ordine locali sono impegnate in altri servizi di controllo e pattugliamento del territorio.

La vigilanza privata dovrà avere anche una funzione di prevenzione contro il problema degli schiamazzi notturni che si registrano molto spesso proprio fuori dai locali frequentati dai giovani. Insomma, il Comune di Roseto chiederà la massima collaborazione.

 

IL POLESINE

Ubriachi al volante, sconteranno la pena tagliando l'erba

Stamattina il gip del Tribunale di Rovigo ha dato il nullaosta a 6 imputati accusati di guida in stato di ebbrezza. Convertiranno la pena in lavori di pubblica utilità.

mercoledì 19 aprile 2017 - Dello sfalcio d'erba si occuperà chi è stato beccato ubriaco al volante della propria auto. Stamattina il giudice per le indagini preliminari Alessandra Martinelli del Tribunale di Rovigo ha dato il nullaosta a sei imputati a cui è stata contestata la guida in stato di ebbrezza.

Questi automobilisti "dal bicchiere facile" hanno ottenuto, quindi, la possibilità di sostituire la condanna con lavori di pubblica utilità, il cui monte ore sarà calcolato in base alla gravità della pena detentiva che altrimenti avrebbero dovuto scontare.

In effetti, le persone che scelgono di sostituire la pena con lavori di pubblica utilità sono sempre più numerose, a vantaggio delle amministrazioni che, per attività come lo sfalcio d'erba, non dovranno attingere alle casse comunali

 

IL RESTO DEL CARLINO

Porto San Giorgio, barista preso a sprangate (*)

Ubriaco irrompe nel bar della stazione: indagato per lesioni

Fermo, 20 aprile 2017 - Come ogni giorno era al lavoro dietro al bancone del suo bar, quando, trovatosi di fronte ad un avventore ubriaco, si è rifiutato di dargli ancora da bere. Un diniego che ha fatto scattare la scintilla: il cliente, in preda ai fumi dell’alcol, ha impugnato una spranga ed ha iniziato a colpire il barista, poi, non soddisfatto, ha preso una scatoletta di tonno usata, e gli ha tagliato una parte dell’orecchio. E’ accaduto l’altro ieri e a fare le spese del fatto di sangue è stato il 38enne A.P., titolare del bar della stazione di Porto San Giorgio.

Erano da poco passate le 19.30, quando nel locale si è presentato l’ubriaco che chiedeva di poter consumare ancora bevande alcoliche. Il barista, viste le sue condizioni, lo ha pregato gentilmente di rinunciare a bere ancora, ma l’avventore non ha desistito. A quel punto le parole si sono fatte pesanti e l’ubriaco ha iniziato ad insultare A.P., che ha insistito perché l’avventore si allontanasse dal suo bar. Di tutta risposta l’uomo ha impugnato una spranga ed è saltato addosso al 38enne, colpendolo più volte alla testa e al torace. A.P. ha cercato di difendersi, ma il suo aggressore ha preso una scatoletta di tonno usata e, con la lamiera, gli ha tranciato un pezzo di orecchio. Sul posto, allertati da un cliente del bar, sono subito intervenuti i carabinieri, che hanno avviato le indagini per ricostruire il violento episodio. Il barista invece è stato trasportato al pronto soccorso di Fermo, dove gli è sono stati riscontrati un trauma cranico, lesioni al corpo e l’asportazione di una porzione del lobo dell’orecchio. A.P. è stato sottoposto ad un breve intervento chirurgico per ricucire il pezzo mancante e ieri è stato dimesso con una prognosi di dieci giorni. L’aggressore è stato identificato ed attualmente è indagato per lesioni.

fab. cast.

 

ILGIORNALEDELCILENTO

Vallo della Lucania, ubriaco spacca sedia in testa a titolare bar (*)

Redazione • 19 aprile 2017

Il proprietario di un bar di piazza Vittorio Emanuele di Vallo della Lucania è finito ricoverato all’ospedale San Luca per le ferite riportate sul capo in seguito ad una aggressione consumatasi nella serata di Pasqua. Domenica, infatti, un gruppo di ragazzi e uomini appartenenti alla locale comunità rom, ha alzato troppo il gomito e, dopo aver bevuto birre e superalcolici, hanno dato vita ad una rissa. Urla, calci spintoni: quando è intervenuto il proprietario per cercare di riportare la tranquillità all’interno della propria attività commerciale, uno dei protagonisti lo ha colpito con una sedia alla testa. I clienti del bar sono scappati via, prima però hanno allertato i soccorsi. Sul posto è giunta un’ambulanza del 118, che ha trasportato l’uomo al vicino ospedale, e i carabinieri della locale compagnia. Gli uomini del capitano Mennato Malgieri ora indagano sull’accaduto. Hanno ascoltato diversi testimoni e al loro vaglio ci sono anche i filmati della videosorveglianza.

 

(*) Nota: anche una sorta di nemesi alcolica può contribuire a rendere meno conveniente vendere alcolici.

 

ABRUZZOLIVE

Litiga con la compagna e ubriaco si fa scudo della figlioletta, 21enne arrestato per lesioni a pubblico ufficiale

L’Aquila. 19 aprile 2017 - La scorsa notte la squadra volante ha tratto in arresto D.F., ventunenne albanese, per i reati di resistenza e lesioni a pubblico ufficiale. Alle 23.45 di ieri, in particolare, giungeva alla sala operativa della Questura di L’Aquila una richiesta di aiuto da parte di una donna, che era stata minacciata dal convivente con cui ha avuto da poco una bambina. Giunti sul posto e dopo aver sedato la lite, gli agenti hanno chiesto all’uomo, in palese stato di ubriachezza, di esibire i documenti.

Ma l’uomo facendosi scudo della figlia minore, ha iniziato a provocare e a minacciare con aggressività i poliziotti. Gli agenti sono riusciti a togliergli la piccola dalle mani consegnandola alla madre. A questo punto però, D.F si è scagliato contro gli agenti rimasti lievemente feriti. Il giovane albanese, una volta riportato alla calma è stato accompagnato presso gli uffici della Questura e tratto in arresto per i reati di resistenza a pubblico ufficiale e lesioni aggravate dal fatto di essere state commesse in danno di due agenti di polizia.

 

BLITZQUOTIDIANO

CRONACA ITALIA

Guida ubriaco a Chiavari, ma pensa di essere a Milano

Pubblicato il 20 aprile 2017

CHIAVARI (GENOVA) – Guida tutta la notte ubriaco e, una volta parcheggiata l’auto sul lungomare di Chiavari (Genova), pensa di essere arrivato a casa, a Milano, tanto da domandare ai vigili che lo fermano se non si trovasse proprio lì.

L’uomo, un milanese di 28 anni, è stato sottoposto all’etilometro e dopo che gli sono stati trovati 1,80 grammi di alcol per litro contro il limite di 0,5 è stato denunciato, gli è stata ritirata la patente e gli è stata sequestrata l’auto.

L’uomo aveva passato sabato scorso a Chiavari, in Liguria, e la mattina di Pasqua è stato visto vagare sul lungomare dagli agenti del commissariato, che lo hanno fermato e gli hanno domandato che cosa stesse facendo. Al che lui ha domandato loro, farfugliando: “Sono a Milano?”.

Lui è un milanese di 28 anni, che è venuto a Chiavari per trascorrere il weekend di Pasqua. Alle 7.30 è stato segnalato mentre girava intorno alla sua auto, intontito, dopo averla parcheggiata in strada in maniera non regolamentare. Gli agenti lo hanno avvicinato e gli hanno chiesto chi fosse e cosa stesse facendo. E lui, ubriaco, ha iniziato a farfugliare qualcosa, chiedendo se fosse a Milano. I due poliziotti della volante, diretti da Giuseppe Mesi, lo hanno sottoposto all’etilometro e lui ha fatto registrare un tasso alcolemico superiore a quello limite previsto dalla legge, ovvero 1,80 grammi per litro contro 0,50. Per questo è stato denunciato, gli è stata ritirata la patente e l’auto sequestrata.

 

RBTH

Perché i russi bevono tanto?

Che in Russia si beva molta vodka non è una leggenda. Ecco le ragioni all'origine di questo dannoso vizio

20 aprile 2017 - Nel 2011 è circolata in internet una classifica che ironizzava sulle abitudini russe, compilata da un canadese, che insegna inglese a Mosca. Su alcuni dei punti selezionati i russi non concordavano (per esempio sulla scarsa abitudine in Russia dire “grazie” o “prego”), ma il punto 17: “I russi bevono parecchia vodka e non si tratta di una leggenda” non veniva contestato da nessuno.

L’amore dei russi per l’alcol è noto fin dai tempi in cui la Russia non esisteva ancora. Secondo il “Racconto dei tempi passati”, cronaca russa del XII secolo, uno dei primi principi della Rus, Vladimir, dovendo scegliere a quale fede religiosa far convertire gli slavi pagani apprese che l’Islam vietava l’uso di bevande alcoliche e subito accantonò l’idea di costringere la Rus a professare la fede in Allah. “Per la Rus bere è un diletto: non ne può fare a meno”, dichiarò il principe.

Come nacque la vodka

Tuttavia in quel periodo i russi non bevevano vodka, ma vino e idromele, una bevanda a forte gradazione alcolica a base di miele fermentato. A detta degli storici, la vodka fece la sua comparsa in Russia non prima del XVI secolo, ma, insieme agli orsi e alle matrioshke, divenne subito uno dei simboli per eccellenza della Russia. Lo scrittore Venedikt Erofeev, nel suo romanzo “Mosca-Petushki”, che definiva “poema ferroviario”, suggeriva persino che a demarcare il confine tra Russia ed Europa fosse la quantità di alcol consumata: “Da una parte del confine parlano russo e bevono di più, dall’altra bevono meno e parlano lingue diverse dal russo…”

Genetica e storia

Ma perché i russi bevono tanto? Come dichiara Svetlana Borinskaya, dottore in Scienze biologiche, una delle ragioni risiede nella genetica: l’organismo dei russi, come quello degli altri europei, metabolizza lentamente l’alcol trasformandolo in acetaldeide, sostanza tossica che provoca la sbornia e altri effetti sgradevoli. Nei giapponesi e nei cinesi, invece, tanto per fare un esempio, questo processo avviene in modo assai più rapido e questi popoli perlopiù non sono in grado di consumare quantità elevate di alcol. “Si potrebbe affermare che non sono i geni a costringere i russi a bere, ma che i geni comunque consentono loro di farlo”, spiega la Borinskaya.

Altre ragioni dipendono dal fatto che in Russia il consumo di alcolici è sempre stato regolamentato dallo Stato. Come scrive lo storico Aleksandr Pidzhakov, nei secoli XVI-XVII gli zar introdussero il sistema delle taverne statali: i loro proprietari dovevano versare all’erario una certa quota di denaro, indipendentemente dalla vodka e dal vino venduti, il che spingeva i commercianti a vendere quanto più alcol possibile. Il governo incassava grossi introiti dalla vendita di bevande alcoliche e i russi si abituarono progressivamente a bere: “Era il potere ad educare all’abitudine delle taverne”, constata Pidzhakov.

Col tempo il governo russo comprese tutti i rischi che potevano scaturire da scelte che potevano spingere il paese all’alcolismo. Tra il XIX secolo e l’inizio del XX cominciarono a diffondersi dei movimenti proibizionisti e allo scoppio della Prima guerra mondiale, nel 1914, lo zar Nicola II introdusse un divieto che proibiva il consumo di tutti gli alcolici. Dopo l’ascesa al potere dei bolscevichi nel 1917, il divieto continuò a restare in vigore, ma solo fino al 1923. In seguito lo Stato sovietico promosse a più riprese delle campagne contro il consumo di alcol: quella più massiccia fu lunciata durante il governo di Mikhail Gorbachev, negli anni 1985-1990. Allora fu proibita la vendita di bevande alcoliche fino alle 5 del pomeriggio, i prezzi vennero aumentati e alcuni vigneti furono persino abbattuti.

Un vizio ancora diffuso

Se dalla storia si passa alla contemporaneità, oggi i russi bevono ancora molto, anche se negli ultimi 5 anni il consumo di alcolici è un po’ diminuito. Secondo il rapporto dell’Organizzazione mondiale della sanità (Oms), nel 2010, in Russia il consumo medio pro capite annuo di alcol era di 15,1 litri. Questo indicatore classificava la Russia al quarto posto nel mondo dopo Bielorussia (17,5 litri), Moldavia (16,8) e Lituania (15,4). Ma già nel 2016 , secondo i dati del Servizio federale di sorveglianza per la tutela dei diritti dei consumatori e del benessere della popolazione (Rospotrebnadzor) il consumo pro capite russo era di “oltre 10 litri di alcol puro” (la cifra esatta non veniva indicata, ma in ogni caso era inferiore ai 15 litri, ndr).

“Stando alle cifre, i russi hanno cominciato a bere meno”, rilevava alla fine del 2016 l’enologo Anton Obrezchikov, in un articolo per il giornale Afisha. E dello stesso avviso sembra essere il Rospotrebnadzor: “Il consumo di alcol rispetto al 2009 è diminuito”. D’altro canto, l’ente menziona le stime dell’Oms, avvertendo che un consumo annuo di alcol di oltre 8 litri pro capite è comunque nocivo per la salute della popolazione. Di conseguenza, secondo i funzionari, è bene non abbassare la guardia e continuare a combattere contro l’abuso di alcol.

 

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