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vino, birra e alcolici

09/05/2017 - rassegna stampa su vino, birra e altri alcolici del 9 maggio 2017 ( di redazione )

FONDAZIONEVERONESI.IT Ecco come spiegare i rischi dell'alcol ai giovani Emanuele Scafato, direttore dell'Osservatorio Nazionale Alcol: «I ragazzi devono capire che i limiti esistono per non danneggiare la loro salute». Importante coinvolgerli e partire dalle loro paure «I ragazzi devono comprendere che i limiti esistono per non danneggiare la loro salute». Emanuele Scafato, direttore dell'Osservatorio Nazionale Alcol dell'Istituto Superiore di Sanità e blogger della Fondazione Umberto Veronesi, non è sfiduciato. Ristabilire la giusta distanza tra i giovani e le bevande alcoliche, nonostante gli ultimi dati Istat abbiano segnalato un incremento dei consumi soprattutto lontano dai pasti (legato al bere per ubriacarsi), è possibile: a patto di coinvolgerli nella definizione dei programmi di prevenzione a loro rivolti. Vuol dire che chi deve essere controllato può fungere da controllore di se stesso? «Questa s'è dimostrata essere la strada giusta, capace di costruire abilità vere. Non a caso abbiamo deciso già deciso di percorrerla, ospitando i ragazzi delle scuole di secondo grado in alternanza scuola-lavoro in Istituto Superiore di Sanità. Il concetto di controllo non pregiudica la libertà di scelta individuale, se si costruisce il valore e si condivide il senso del rispetto della legalità che gli stessi adulti hanno mortificato. Questo lo si può fare solo valorizzando le ragioni e i modelli che favoriscono l'integrità dello sviluppo individuale sottratto all'evitabile minaccia del bere. L'Osservatorio Nazionale Alcol ha chiesto agli studenti di realizzare una campagna e materiali adeguati alla loro età e cultura da veicolare nelle loro scuole, avendo come target coetanei e adolescenti più piccoli. La prevenzione calata dall'alto, coi giovani, ci hanno confermato, non funziona; loro vogliono contare». Qual è l'approccio più efficace per porre in luce le insidie legate al consumo delle bevande alcoliche? «Ai ragazzi i limiti vanno spiegati, mai in maniera paternalistica, e condivisi in un’ottica realistica di capacità di gestione del rischio nelle situazioni in cui loro sanno e percepiscono la possibile vulnerabilità che si obbligano a seguire, coinvolti dalle dinamiche di gruppo, dall'atteggiamento di sfida e di provocazione degli adulti e dalle norme imposte ma, secondo loro, ipocritamente disapplicate. Vulnerabilità di cui spesso, comunque, risultano vergognarsi. Uno dei problemi dell'Italia è il mancato rispetto della legge che vieta la vendita di bevande alcoliche ai minorenni. Di fronte a questo deficit di legalità, un operatore di salute pubblica può poco. E allora non resta che spiegare ai ragazzi perché non potrebbero comprare nè in un bar né in un supermercato una lattina di birra o una bottiglia di superalcolico. Non è puro proibizionismo, ma una politica di controllo e di tutela dei più deboli, una scelta di civiltà e di rispetto per la persona. L'obiettivo ultimo è tutelare la loro salute». Di cosa ha paura un sedicenne? «Dell'esclusione dal gruppo, della sanzione collettiva che scatta quando eccede e rende un inferno una serata di divertimento. Ma anche della perdita del controllo e della relativa inconsapevolezza dei danni causati dall'alcol. Per questo vogliono sapere del danno cerebrale, irreversibile se l'uso di alcol si protrae nel tempo, o del rischio di sovrappeso o dell'obesità, che diventano condizioni inevitabili in presenza di persistenti ed elevati introiti di calorie: Ma anche del cancro e delle 220 malattie collegate al consumo di alcolici. Occorre incrementare la consapevolezza sull'abbassamento della percezione del rischio conseguente al consumo pur moderato di alcol, che è un danno sempre e comunque prima dei 18 anni per l'organismo. E, comunque, tossico per il cervello sino ai 25 anni. Occorre che i giovani conoscano l'effetto moltiplicativo che si genera, per esempio, quando il consumo di alcol si abbina al fumo di sigaretta, alla cannabis o all'utilizzo di un dispositivo tecnologico. L'alcol abbassa la percezione del rischio e il controllo su se stessi. Essere filmati ubriachi e postati sui social è la gogna di cui i ragazzi hanno terrore, perché, nonostante non lo si voglia comprendere, sono dei soggetti deboli. Quando si dice loro che l'alcol è la prima causa di morte per incidenti stradali, il messaggio arriva diretto al destinatario senza fraintendimenti e, se posto nella giusta maniera, genera riflessione e cambiamento». Quanto è opportuno parlare con loro di tumori e rischio cardiovascolare? «Molto meno, se si confronta la reazione che hanno dopo aver ricevuto queste informazioni con quella che invece si osserva dopo aver parlato dei danni acuti. I giovani, com'è giusto che sia, si preoccupano meno delle malattie che potrebbero sviluppare da adulti». Cosa si intende per consumo a rischio di alcol da parte di un giovane? «Fino al raggiungimento della maggior età, i ragazzi non dovrebbero bere nemmeno un bicchiere di qualunque bevanda alcolica al giorno. Nel loro caso uso vuol dire abuso, perché l'etanolo interferisce con il normale sviluppo cerebrale, ancora in corso. Il completo sviluppo del sistema limbico e della corteccia prefrontale - il primo coinvolto nello sviluppo delle emozioni, della gratificazione, del piacere, la seconda area deputata alla pianificazione, alla razionalità e alla logica - avviene non prima dei 25 anni. L'uso di bevande alcoliche durante l'adolescenza rischia di cristallizzare lo sviluppo cerebrale, impedendo quella maturazione necessaria al completamento dello sviluppo e al raggiungimento dell'età adulta». Che cosa bevono maggiormente i ragazzi? «Il problema, alla loro età, è il binge drinking. E per attuarlo bevono di tutto. Nel fine settimana molti iniziano la serata con aperitivi, birre e cocktail superalcolici, per poi passare ai white spirit superalcolici, vodka, rum, gin. Non è insolito nemmeno vederli andare in giro con bottiglie di vino o mescolare le bevande a basso costo per condividere grandi quantità di miscele alcoliche di pessima qualità. È una modalità di consumo tipica della loro età, che segna una differenza sostanziale rispetto alle abitudini degli adulti». Un genitore come può riconoscere se il proprio figlio ha assunto bevande alcoliche? «L'alcol non può sfuggire al controllo da parte dei genitori. Si tratta di una sostanza volatile, che emette sempre un odore: percepibile quando un figlio ci parla o nell'aria della sua camera da letto. Un altro parametro da tenere sotto controllo è il rendimento scolastico. Il deficit cognitivo è principalmente di memoria e può determinare un calo del rendimento già nell'arco di pochi mesi. Questo è un campanello d'allarme a cui devono prestare attenzione anche gli insegnanti, quando non riescono a spiegarsi le defaillance da parte di un loro alunno. E devono poter escludere anche l'uso contestuale di cannabis, estremamente frequente nelle scuole». Esiste un link tra l'attività sui social network e il consumo di bevande alcoliche? «Sì, come testimoniano i casi di Neknomination. I ragazzi si mostrano più trasgressivi, mentre le ragazze tendono all'emulazione. Ma non di rado sono i maschi a rimanere vittime di episodi di sexting, di ricatti di diffusione sui social di foto o video imbarazzanti del soggetto filmato in stato di ebbrezza, e di cyberbullismo. Anche questi sono argomenti che vanno condivisi con i giovani per metterli in guardia sui pericoli legati all'uso e all'abuso di bevande alcoliche». Quali sono gli altri limiti, in base all'età, oltre i quali è corretto parlare di consumi a rischio? «Tra i 18 e i 25 anni i ragazzi dovrebbero evitare l'alcol e comunque non dovrebbero mai bere più di un bicchiere al giorno: indipendente dalla bevanda e dal sesso. Essere magri peggiora l'effetto dell'alcol, consumare a digiuno anche. Le linee guida nutrizionali indicano che le donne, sino ai 64 anni, possono bere al massimo un bicchiere di vino al giorno, gli uomini due. Va sempre evitata l'intossicazione occasionale: a prescindere dall'età. Oltre i 65 anni si torna a un bicchiere per ambo i sessi, la in questo occorre chiaramente considerare l'eventuale presenza di altre malattie. Il consumo di alcol, come da anni sollecitato dalla Società Italina di Alcologia, va sempre negoziato con il proprio medico, l'unico che può stabilire se esistono condizioni individuali che controindicano l'uso di alcol a maggior tutela della salute della persona». @fabioditodaro

REPUBBLICA Genova Alcolici a ragazzina di 13 anni, denunciato il barista Sarzana, la minorenne aveva 2 grammi d'alcool per litro di sangue Ha dato da bere alcolici a una ragazzina di 13 anni che quando è tornata a casa con 2 grammi d'alcol per litro di sangue si è sentita male e è stata ricoverata. E' successo a Sarzana dove il barista di 45 anni ha servito superalcolici a due ragazzine di 13 e 14 anni. Il barista ha preso le ordinazioni servendo loro due cocktail alcolici. Appena arrivata a casa la tredicenne si è sentita male accusando un malore fino a svenire. Le indagini, scaturite dalla denuncia della famiglia della ragazza, hanno portato alla denuncia del barista.

CITTADELLASPEZIA.COM Minorenni in coma etilico, Consulta: "Associazioni di categoria non facciano finta di nulla" Sarzana - “Apprendiamo dell'intervento da parte delle Forze di Polizia che hanno incastrato un barista che somministrando bevande alcoliche ha mandato in coma etilico due minorenni”. Così il presidente della consulta del centro storico di Sarzana Massimiliano Giampedroni in merito a quanto avvenuto in un bar cittadino. “Speriamo – aggiunge - che con l'arrivo della stagione estiva i controlli si moltiplichino; chi somministra bevande alcoliche a minorenni rischia una pena fino a un anno di reclusione, una sanzione amministrativa fino a 25 mila euro e la sospensione dell’attività per tre mesi. Solo pochi mesi fa la Consulta del Centro Storico sensibilizzò tanti gestori di bar del centro storico con l'iniziativa "Alcool il massimo è zero", spiegando loro i danni che produce l'alcool nei minorenni e aggiornandoli sugli obblighi di legge ma per questo esercente evidentemente conta vendere e incassare e la salute dei giovani conta poco”. Giampedroni sottolinea: “Da subito fummo criticati da tutti i rappresentanti delle associazioni di categoria che si indispettirono facendoci notare come le categorie e i gestori non hanno bisogno di sollecitazioni. Questo è il risultato di una difesa d'ufficio. Mettere la testa sotto la sabbia non serve a nessuno, spero che ora lo capiscano tutti. Come sempre, ad ogni segnalazione da parte dei cittadini sulla vendita di bevande alcoliche a minorenni o presunti tali, faremo seguire una denuncia formale alle Forze dell'Ordine. Un giovane su quattro tra i 15 e i 29 anni muore per cause connesse all'uso dell'alcool ed è necessario andare avanti in questa battaglia”. (*)

(*) Nota: non è preciso dire che “Un giovane su quattro tra i 15 e i 29 anni muore per cause connesse all'uso dell'alcool”, ma, in realtà, se prendiamo i giovani tra i 15 e i 29 che muoiono, di questi uno su quattro muore per motivi correlati al bere.

ANSA Pensionato minaccia vicini di casa con spada, denunciato (ANSA) - TRENTO, 9 MAG - Minaccia i vicini di casa con una spada ma viene bloccato e denunciato dai carabinieri. Il movimentato episodio è avvenuto in una paese della Bassa Valsugana, protagonista un pensionato di 74 anni. Secondo una prima ricostruzione, l'uomo, in evidente stato di alterazione alcolica, uscito di casa brandendo una spada ha cominciato a minacciare un gruppo di passanti fra cui i vicini di casa, nei confronti dei quali pare nutrisse vecchi rancori. All'arrivo dei carabinieri, l'uomo ha consegnato spontaneamente l'arma. Nella sua abitazione i militari hanno trovato due vecchie baionette che sono state sequestrate. Nei confronti del pensionato è scattata la denuncia per minaccia aggravata e possesso illegale di armi bianche.

BRINDISITIME PICCHIAVA LA MOGLIE: LEI, STANCA, DENUCIA E PER LUI SCATTA PROVVEDIMENTO RESTRITTIVO Voleva sparare lei e tutta la sua famiglia, così le intimava di tornare a casa da lui. Sì, perché lei, stanca di essere picchiata umiliata e offesa, prima di denunciare ha tentato di sottrarsi alle ire del marito tornando a casa dalla madre insieme alla figlia minorenne, ma lui l’ha trovata e prima ha tentato una riconciliazione, a cui la compagna non ha creduto, dopo il rifiuto è passato alle mani: “sei una puttana, mi fai schifo”, e, trattenendola per il braccio, con particolare rabbia e veemenza, la minacciava “sparo a te e a tutta la tua famiglia”. A quel punto lei denuncia. E’ nel mese di febbraio che la donna si reca al commissariato della città di Ostuni, ma i soprusi duravano da molto aggravati dall’abuso di sostanze alcoliche da parte dell’uomo, da tempo per giunta senza una stabile occupazione. A gennaio scorso l’aveva presa a schiaffi sul braccio destro bloccandola sul letto e l’intervento del cognato l’aveva liberata dalla furia del marito. Il tutto dinanzi alla figlia come quella volta che l’aveva spinta contro un armadio colpendola ripetutamente con schiaffi e pugni sulla spalla. La serie reiterata di episodi vessatori ed umilianti, così come riportato nell’eseguita ordinanza restrittiva firmata dal Giudice per le Indagini preliminari, Dottoressa Stefania De Angelis, hanno determinato nella donna “uno stato di frustrazione tale da rivolgersi all’Autorità….”proprio al fine di arginare il “ concreto, fondato ed imminente pericolo che l’uomo, ove lasciato libero di agire, potesse commettere reati ancora più gravi, mettendo seriamente a repentaglio l’incolumità della signora….”. L’intera indagine è stata coordinata e diretta dal Sostituto Procuratore della Repubblica presso la Procura della Repubblica di Brindisi, Dottoressa Emanuela Pellegrino. Finalmente lunedì scorso i poliziotti di Ostuni hanno dato esecuzione nei confronti dell’uomo un’Ordinanza applicativa della misura coercitiva del divieto di avvicinamento alla vittima con l’obbligo di mantenere una distanza non inferiore ai 500 metri dalla stessa e dalla sua abitazione.

ALTARIMINI Anziani presi a pugni in casa di riposo, ipotesi anche di violenze sessuali. Uno degli indagati andò ubriaco al lavoro Un delicato caso di maltrattamenti su anziani, avvenuti in una casa di riposo della Provincia di Rimini, è al centro delle indagini della Procura condotte dal Sostituto Procuratore Paola Bonetti. Sono quattro gli operatori socio-sanitari sotto indagine, due sottoposti al divieto di avvicinamento al luogo di lavoro: una 52enne difesa dall'Avvocato Massimiliano Orrù (che segue anche gli altri due indagati) e un 49enne rappresentato dall'Avvocato Massimiliano Picci. Proprio martedì si è tenuto l'interrogatorio di garanzia. Davanti al gip Sonia Pasini, la 52enne ha negato gli addebiti, sottolineando di essere una persona precisa e puntuale nell'esecuzione dei compiti lavorativi. A fronte del comportamento di alcuni anziani, restii ad esempio a volersi lavare o vestire, avrebbe imposto loro di farlo in modo energico, ma senza usare violenza. La donna è accusata di aver colpito alcuni ospiti della struttura con pugni alle spalle e addirittura alle tempie, fatti esclusi dalla difesa, poiché la violenza sarebbe emersa inesorabilmente, anche senza indagini; sulla pelle degli anziani, particolarmente delicata, sarebbero infatti rimasti grossi lividi che non sarebbero passati inosservati alle ispezioni giornaliere. L'indagata ha sottolineato che con le accusatrici, alcune colleghe chiamate a dei turni di sostituzione, c'era una grossa divergenza di vedute; quest'ultime, secondo la 52enne, erano più permissive verso i loro pazienti. La posizione della donna resta comunque delicata, situazione invece diversa quella del 49enne, che non è indagato per maltrattamenti, quanto per un caso di lievi lesioni, aggravate però dalle condizioni della vittima, un'anziana ospite della struttura. L'episodio risale al gennaio 2017, mentre le indagini sono scattate precedentemente. L'uomo, dopo un lutto, assunse dell'alcool la sera prima di andare al lavoro. Il giorno successivo si presentò alla casa di riposo in stato di alterazione. E' accusato di aver colpito un'anziana paziente e di averla offesa. Davanti al gip Sonia Pasini ha detto di averla urtata mentre impiegava uno strumento utilizzato per alzare i pazienti dal letto e per deporli sulla carrozzina. Il 49enne, dopo quell'episodio, era stato allontanato dalla struttura. Sospeso per due mesi, senza stipendio, fu trasferito in un'altra struttura. Il suo legale chiede appunto la revoca della misura, quanto mai superflua poiché il suo assistito ha un impiego che non ha più nulla a che fare con la casa di riposo, tanto meno con gli anziani. In più una relazione del Sert attesta che l'uomo ha superato i suoi problemi di alcool dipendenza, avendo seguito con ottimi risultati uno specifico percorso terapeutico. Per ciò che concerne gli altri due indagati, al momento non c'è nessuna misura disposta nei loro confronti: la loro posizione sarebbe dunque meno critica rispetto alla 52enne. Il Sostituto Procuratore Bonetti ha fatto però appello al Tribunale del Riesame, non condividendo le considerazioni espresse dal Gip al momento di sconfessare il teorema accusatorio della Procura. Al vaglio ci sono anche le riprese delle telecamere. Da esse sarebbero emerse anche delle molestie sessuali, da parte di uno dei due indagati, verso un'anziana. I filmati sono stati fonte di interpretazioni divergenti tra Gip e Procura, per cui la decisione del Tribunale del Riesame avrà un peso notevole sull'esito del procedimento giudiziario verso i due indagati in questione. 

LA STAMPA Inseguimento in autostrada: ubriaco di ritorno da un addio al celibato fugge all’alt della polizia È stato bloccato dopo 4 chilometri, dopo essere uscito allo svincolo di Meina marco benvenuti NOVARA Gli intimano l’alt appena dopo la barriera e lui, anziché fermarsi, ingrana la marcia e fugge. Inseguimento notturno al casello del Lago Maggiore sulla A26 nel comune di Paruzzaro: verso le 3 una pattuglia della polizia stradale di Arona, nell’ambito dell’attività di controllo, ha cercato di bloccare una Ford Fiesta appena ripartita dopo il pagamento del pedaggio. Il conducente, se all’inizio sembrava stesse decelerando, all’improvviso è partito a tutta velocità. La pattuglia lo ha raggiunto dopo un chilometro e mezzo mostrandogli la paletta e invitandolo a fermarsi. Ma l’automobilista ha accelerato nuovamente ed è uscito allo svincolo di Meina, mettendo a serio repentaglio l’incolumità degli occupanti dell’autovettura e degli altri utenti della strada, poiché procedeva a forte velocità e in alcuni tratti in contromano. L’inseguimento in autostrada è durato circa 4 chilometri con punte di velocità massima intorno ai 170 km/h.  L’auto è stata bloccata all’altezza della rotatoria con la provinciale 34: il conducente era cittadino italiano, di 32 anni, residente a Domodossola, che circolava in stato di ebbrezza con valori quasi tre volte superiori ai limiti e con la patente di guida sospesa per analoga infrazione avvenuta nel dicembre 2014. È stato denunciato per più violazioni del codice della strada e guida in stato di ebbrezza, con fermo amministrativo del mezzo. Al suo fianco, in qualità di passeggero, vi era il proprietario, anch’egli residente nell’Ossola, 30 anni, sottoposto all’obbligo di dimora presso la propria abitazione dalle 21 alle 5 di tutti i giorni. È stato quindi denunciato per la violazione. I due occupanti ritornavano, a loro dire, da una festa di addio al celibato. 

ANSA Guida ubriaco e causa un incidente: fermato 62enne salernitano Guida ubriaco e provoca un incidente in autostrada. Gli agenti della Polstrada di Avellino, hanno bloccato un 62enne della provincia di Salerno che aveva azzardato un sorpasso finendo per tamponare un autocarro. Patente ritirata, auto sequestrata e denuncia alla Procura di Benevento, competente per il tratto dove si è verificato il sinistro (A16 Napoli-Canosa). L’uomo era talmente ubriaco che non ricordava nemmeno il suo nome. Sul posto la moglie ha riportato a casa il marito.



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