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vino, birra e alcolici

10/05/2017 - rassegna stampa su vino, birra e altri alcolici del 10 maggio 2017 ( di redazione )

RICORDIAMO CHE IL VINO, LA BIRRA E LE ALTRE BEVANDE ALCOLICHE CONTENGO ALCOL ETILICO, UNA SOSTANZA CANCEROGENA PIU’ POTENTE DELL’AMIANTO!

https://salute.diariodelweb.it/salute/articolo/?nid=20170510_414304 TROPPI ITALIANI IGNORANO LE REGOLE FONDAMENTALI PER EVITARE I TUMORI STEFANIA DEL PRINCIPE 10/05/2017 Al campus L. Einaudi di Torino il Convegno nazionale promosso dalla Fondazione Insieme contro il Cancro: «così prepariamo le prossime generazioni a praticare la prevenzione» TORINO – «Troppi italiani ignorano le regole fondamentali per evitare i tumori». Con questo assunto del prof. Giorgio Scagliotti (Direttore Dipartimento Oncologia Università di Torino) parte la terza tappa di ‘Prevenzione e Stili di Vita Sani nelle Università’, un progetto promosso dalla Fondazione Insieme contro il Cancro. Il tour si svolgerà in dieci Atenei italiani per insegnare ai ragazzi delle Scuole Superiori, ai futuri camici bianchi, agli studenti dell’università di Torino e al personale di UNITO più in generale la ‘medicina dei sani’ e la prevenzione primaria, secondaria e terziaria dei tumori. L’appuntamento Il primo appuntamento è fissato per il prossimo 11 maggio presso l’Aula Magna del Campus Luigi Einaudi (dalle 9.30 alle 16.00). Per l’occasione, centinaia di studenti e il personale dell’Università potranno vivere una giornata dedicata alla prevenzione. «Ancora troppi italiani ignorano le regole fondamentali per evitare l’insorgenza delle neoplasie e di altre patologie croniche – sottolinea il prof. Giorgio Scagliotti direttore del Dipartimento di Oncologia dell’Università di Torin – Infatti un adulto su tre è completamente sedentario, il 22% fuma regolarmente, il 36% è in sovrappeso e il 15% beve troppo alcol. Con questa nuova campagna vogliamo sviluppare un percorso di formazione nell’Istituzione deputata a questo ruolo: l’Università. Oggi infatti – prosegue Scagliotti – agli studenti universitari (e a quelli di Medicina, in particolare) non sempre vengono forniti gli strumenti necessari per comprendere l’impatto di uno stile di vita sano sul benessere della persona». Incontri di grande valore formativo e sociale L’intero progetto gode del patrocinio del Ministero dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca. In ogni tappa sono organizzati eventi formativi, lezioni frontali e distribuiti agli studenti dispense con una selezione di pubblicazioni scientifiche tratte dalle più importanti e prestigiose riviste mediche. «Apprezzo e condivido pienamente incontri con questo grande valore formativo e sociale – commenta il prof. Gianmaria Ajani Rettore Università di Torino – così come ritengo che l’Università sia il luogo ideale per iniziative di questo genere perché qui sussiste un nesso inscindibile tra formazione, diffusione della conoscenza e tutela della salute». Promuovere corretti stili di vita «Quotidianamente lo sport universitario è in prima linea per promuovere i corretti stili di vita e i benefici dell’attività fisica come ‘farmaco a costo zero’», sottolinea il dott. Riccardo D’Elicio presidente del CUS Torino, co-promotore dell’iniziativa. Secondo le ultime stime, nel 2016 nel nostro Paese saranno diagnosticati complessivamente più di 365mila nuovi casi di tumore. Ogni giorno circa quindi 1.000 persone ricevono una diagnosi di tumore. «Grazie alla ricerca scientifica, dalla fine degli anni Settanta a oggi è raddoppiata la percentuale di pazienti che riescono a sconfiggere il cancro – aggiunge Silvia Novello, professoressa di Oncologia Medica all’Università di Torino – Tuttavia l’aumento dell’età media porterà a un sempre maggior numero di nuovi casi, soprattutto in un Paese particolarmente anziano come l’Italia. La prevenzione resta quindi un’arma imprescindibile e fondamentale. Dobbiamo incentivarla e diffonderla il più possibile, sia nella popolazione che tra il personale medico. Con questo tour diverse centinaia di studenti universitari avranno l’opportunità di seguire lezioni svolte da oncologi di fama internazionale». L’importanza dello screening La lotta contro le neoplasie passa anche dall’adesione ai programmi di screening, fondamentali per una diagnosi precoce della malattia. «Gli ultimi dati evidenziano alcuni miglioramenti – fa notare Massimo Aglietta, professore di Oncologia all’Università di Torino e Direttore della Divisione di Oncologia Medica dell’IRCC di Candiolo – Nel 2015, rispetto all’anno precedente, il numero di italiani invitati a sottoporsi a mammografia, ricerca sangue occulto nelle feci e Pap test è cresciuto di un milione. 300mila esami in più sono stati invece realmente svolti dai cittadini. Restano tuttavia profonde differenze tra i risultati registrati nelle regioni del Centro Nord e quelle del Sud. Solo il 23% dei calabresi svolge il test del sangue occulto nelle feci, mentre nella provincia di Trento viene eseguito dal 73% degli abitanti. Da ultimo, non va dimenticata la prevenzione terziaria. E’ infatti dimostrato scientificamente che condurre stili di vita sani evita nei pazienti oncologici la ricomparsa della malattia. Dobbiamo preparare i giovani medici anche su questo aspetto». «Se si considera l’impatto dei tumori in Europa e nel resto del mondo, è difficile pensare che il ‘problema cancro’ sia poco rilevante, sia in termini epidemiologici che finanziari – conclude il prof. Francesco Cognetti Presidente della Fondazione Insieme contro il Cancro – Oggi nel nostro Paese non possiamo più parlare di male incurabile, ma serve maggior impegno da parte delle Istituzioni sul fronte della prevenzione».

SINDROME FETO ALCOLICA: PRONTA REPLICA DELL’ISTITUTO SUPERIORE DI SANITA’

https://salute.diariodelweb.it/salute/articolo/?nid=20170510_414481 SINDROME FETO ALCOLICA, L’ITALIA SOTTO ACCUSA. MA SI SBAGLIANO STEFANIA DEL PRINCIPE 10/05/2017 Alcol il gravidanza (© Oleg Mikhaylov | shutterstock.com)Il Centro Nazionale Dipendenze e Doping dell’Istituto Superiore di Sanità replica a uno studio pubblicato su Lancet Global Health in cui si afferma che l’Italia è considerata tra i cinque Paesi in tutto il mondo con la più alta prevalenza di FAS per 10.000 persone. Ma le cose stanno diversamente ROMA – Piuttosto pesanti le ‘accuse’ mosse all’Italia sulla prevalenza della sindrome feto alcolica (o FAS). Secondo un recente studio pubblicato sulla prestigiosa rivista Lancet Global Health il nostro Paese sarebbe infatti considerato tra i cinque Paesi in tutto il mondo con la più alta prevalenza di FAS per 10.000 persone. Ma le cose non stanno così, e lo ribadiscono Roberta Pacifici e Simona Pichini del Centro Nazionale Dipendenze e Doping dell’Istituto Superiore di Sanità con una lettera* in cui si chiede di ridiscutere i dati riportati. Rivedere i dati Secondo lo studio condotto da Svetlana Popova (Centre for Addiction and Mental Health) sulla prevalenza globale dell’uso di alcol durante la gravidanza e sulla sindrome fetoalcolica (FAS), l’Italia sarebbe uno dei Paesi in cui questa condizione è molto diffusa. Tuttavia, il dato non sarebbe reale. Per questo motivi – si legge nella nota dell’ISS – Pichini e Pacifici ne richiedono la revisione per le seguenti ragioni: in base a studi recenti del Centro nazionale Dipendenze e Doping l’esposizione prenatale complessiva all’alcol materno mediante la misura di biomarcatori in meconio neonatale è risultata essere del 7,9% con valori che variavano tra 0 e 10% lungo la penisola italiana con un valore massimo isolato del 29,4% nella Capitale. L’Italia è in linea I dati in possesso dei ricercatori italiani sono in linea con quelli dell’Organizzazione Mondiale della Sanità, secondo cui l’Italia è in realtà «il Paese con il minor quantitativo di consumo pro-capite di alcol (6,7 litri), con la minima percentuale delle donne con consumo problematico di alcol (0,8%) e dipendenza dall’alcol (0,4%) e con la più alta percentuale di donne astemie (37,5%) tra tutti i Paesi europei con l’esclusione di stati orientali con prevalente fede musulmana (es. Azerbaigian, Kirghizistan, Tagikistan). Gli studi sul consumo gestazionale di alcol in Italia, inoltre, sono pochi, datati, comprendenti un numero limitato di donne in città selezionate, quindi non rappresentativi della popolazione generale». In parole povere, i dati riportati nello studio di Popova e colleghi non rispecchierebbero appunto la realtà. Un solo studio, non significativo Gli studi revisionali hanno come forza l’essere basati su un gran numero di dati e casi estrapolati dalle diverse ricerche sull’argomento oggetto di studio. Al contrario piccoli studi, magari osservazionali, spesso non hanno il peso necessario per essere considerati definitivi o fotografanti una indiscussa situazione. La stessa cosa pare sia accaduta con lo studio di Popova dove, per esempio, i tassi di FAS tra il 4 e 12 per 1.000 riguardanti la Penisola italiana in realtà provengono proprio da un unico studio osservazionale del 2011 su 976 bambini di una zona suburbana rurale dell’Italia centrale di produttori di vino. «Quindi anche in questo caso per nulla rappresentativi della situazione generale italiana», dichiara la nota ISS. E’ necessario uno studio appropriato Prima di decretare che l’Italia è tra i Paesi con un elevato tasso di FAS è dunque necessario poter acquisire dati concreti, attraverso «uno studio appropriato e ben disegnato sull’uso dell’alcol durante la gravidanza scegliendo un campione di donne italiane rappresentative della popolazione generale, misurando il biomarcatore di esposizione fetale all’alcol e organizzando infine un follow-up dei neonati risultati esposti a questo teratogeno. Ciò anche al fine di poter calcolare in modo accurato la reale prevalenza dei casi di FAS. Qualsiasi previsione basata su simulazione non attendibile o dati non generalizzabili, quale quella di Popova e colleghi non può essere considerata attendibile». *La lettera è stata scritta in collaborazione anche con il dott. Francesco Paolo Busardò dell’Università Sapienza di Roma, il dott. Luigi Tarani e il dott. Mauro Ceccanti del Policlinico Umberto I di Roma.

UN ALTRO STUDIO DI UNA UNIVERSITA’ AMERICANA

http://www.ristretti.org/Le-Notizie-di-Ristretti/bullismo-gli-effetti-sulla-salute-depressione-abuso-di-alcol-e-stupefacenti BULLISMO. GLI EFFETTI SULLA SALUTE: DEPRESSIONE, ABUSO DI ALCOL E STUPEFACENTI di Lucia Tironi e Rosita Rijtano La Repubblica, 10 maggio 2017 Gli effetti del bullismo vanno ben oltre l'immediato, si ripercuotono nel tempo. I bimbi che lo subiscono fin dalle scuole elementari hanno molte probabilità di soffrire di depressione, nonché di fumare, abusare di alcol e sostanze stupefacenti negli anni successivi all'episodio. Lo dimostra uno studio dell'Università di Delaware, pubblicato sulla rivista scientifica Journal of Pediatrics, che ha analizzato i dati provenienti da sei nazioni statunitensi. Una ricerca condotta dal 2004 al 2011 che scandaglia la vita scolastica di 4,297 ragazzi seguiti nel corso di cinque anni. Grazie a un'analisi comparativa, i ricercatori hanno scoperto che le vittime "predilette" dai bulli sono ragazzi, minoranze sessuali e giovani che convivono con malattie croniche. Mentre età, obesità, razza/etnia, scarso rendimento scolastico e bassi introiti famigliari non sembrano trovarsi tra i motivi che mettono i più giovani nella condizione di essere presi di mira. Ma ancora più interessanti delle cause, sono gli effetti che l'abuso ha sulla salute dei piccoli. Non si tratta di una ripercussione soltanto immediata, che intacca la vita quotidiana, determinando una chiusura dei ragazzi in se stessi. Il bullismo presenta il proprio conto anche dopo anni. "Chi ha subito abusi in quinta elementare ha più probabilità di mostrare sintomi di grave depressione l'anno successivo e ancora più probabilità di usare alcol, marijuana e tabacco dopo cinque anni", ha detto Valerie Earnshaw, psicologa e autrice dello studio. "I sintomi depressivi mostrati nella ricerca aiutano a spiegare anche perché il bullismo è associato all'utilizzo di sostanze, suggerendo che i giovani potrebbero sfruttarle come forma di auto-medicamento per alleviare queste emozioni negative". In particolare, in seconda superiore il 24 percento delle vittime prese in considerazione nella ricerca ha fatto uso di alcol, il 15,2 percento di marijuana, e l'11.7 percento di tabacco. Il commento. "È vero: il tasso di depressione è altissimo tra adolescenti o giovani adulti che hanno subito forme di bullismo", spiega a Repubblica Maura Manca, psicoterapeuta. "Questo perché, soprattutto nel caso in cui si tratta di vittime sistematiche, i ragazzi si identificano nel ruolo di bullizzati. E costruiscono le loro relazioni sulla base della paura, dell'insicurezza e della mancanza di espressione. Una volta adulti, la repressione porta alla depressione, a disturbi del sonno, e nei casi più gravi si arriva anche all'autolesionismo. Mentre l'abuso di sostanze, per quel che riguarda la mia esperienza, è meno frequente". Come si può evitare questi effetti a lungo raggio? "Interventi tempestivi", ribatte Manca. "Bisogna riconoscere subito i segnali d'isolamento, ricostruire intorno al giovane una rete di relazioni che lo sostenga, capire a che livello è arrivato il problema, e prevedere - se necessario - il supporto di uno specialista".

UN CONGRESSO CHE HA L’OBIETTIVO DI FAR INCONTRARE EUROPA ED AMERICA PER FRONTEGGIARE I TEMI DI STRESS E ALCOLISMO

http://www.quinewsvolterra.it/volterra-stress-e-alcolismo-150-scienziati-in-convegno.htm 150 SCIENZIATI A CONVEGNO SU STRESS E ALCOLISMO 9 MAGGIO 2017 Marisa Roberto Il convegno organizzato dalla ricercatrice volterrana Marisa Roberto si svolgerà dal 9 al 12 maggio al centro studi Santa Maria Maddalena VOLTERRA — Alcoholism and Stress: A Framework for Future Treatment Strategies. E' questo il titolo del convegno che ospiterà a Volterra circa 150 scienziati provenienti da tutto il mondo. L'evento, che si svolgerà dal 9 al 12 maggio al centro studi Santa Maria Maddalena, concesso dalla Fondazione della Cassa di Risparmio di Volterra, è organizzato dalla volterrana Marisa Roberto, ricercatrice al Department of Neuroscience The Scripps Research Institute California. Ha ricevuto dal Presidente degli Stati Uniti Barack Obama il Presidential Early Career Award for Scientists and Engineers per le sue scoperte scientifiche sull'effetto delle droghe sul cervello ed è Cavaliere dell'Ordine al Merito della Repubblica Italiana, oltre che socia onoraria del Rotary Club di Volterra. I congressi precedenti, che si son svolti nel maggio del 2008, 2011 e 2014 furono un gran successo. Il congresso, che ha l'obiettivo di far incontrare Europa ed America per fronteggiare i temi di stress e alcolismo, si aprirà con i saluti dell’organizzatrice seguiti dagli interventi del professor Manghetti, presidente della Cassa di Risparmio di Volterra, dell’ingegnere Mugellini, presidente della Fondazione della Cassa di Risparmio di Volterra, e del sindaco Buselli. Ci sara’ poi l‘introduzione al lavoro del congresso da parte del direttore del ministero della salute della sezione alcoholism, George Koob. Una delle tematiche importanti che saranno discusse è l’impatto “dello stress” nervoso ed ambientale nello sviluppo della dipendenza all’alcol. Di particolare rilievo e’ la Tavola Rotonda dove si discuteranno le opportunità di trattamento dell’alcolismo che sono attualmente a disposizione e le future strategie farmacoterapeutiche su cui si stanno facendo analisi cliniche in Europa, in Giappone e in America. L'evento scientifico vede il contributo della Fondazione Cassa di risparmio di Volterra, della Croce Rossa, dell’università di Camerino, del National Institute on Alcohol Abuse and Alcoholism, parte del ministero della salute americano, che ha messo a disposizioni dei fondi per coprire parte delle spese di viaggio per vari giovani ricercatori che parteciperanno al congresso. Il congresso è patrocinato dal Comune di Volterra, Fondazione Volterra Ricerche Onlus, Rotary Club Volterra, Arte In Bottega Volterra, ed il Consorzio Turistico per il grande contributo nel gestire alloggi e trasporti. I congressisti si tratterranno sul colle tutta la settimana.

L’AUSL TOSCANA CENTRO REGISTRA AUMENTO TRA QUARANTENNI AI SERVIZI DI ALCOLOGIA

http://www.cufrad.it/news-alcologia/alcol-alcolismo/alcolismo-analisi-dei-dati-per-et/35637 ALCOLISMO: ANALISI DEI DATI PER ETÀ Alcol alcolismo 09-05-2017 Presso i servizi alcologici dell’AUSL Toscana centro lo scorso anno sono stati seguiti 1901 pazienti (ambito territoriale fiorentino 1.171, ambito empolese 202, ambito pratese 245, ambito pistoiese 283) che costituiscono il 3% dell’utenza totale dei servizi alcologici italiani. Sul totale degli utenti i maschi sono 1.329 (70,1%) e 572 le femmine (29,9%); il rapporto tra maschi e femmine è pari al 2,3 (dato italiano 3,4). I nuovi pazienti che si sono rivolti ai servizi alcologici dell’Azienda Sanitaria sono il 21,3% dell’utenza complessiva (dato italiano 26,6%).  “L’analisi dei dati per età“ ha sottolineato la dottoressa Laura Ulivieri, del Servizio Sociale Dipendenze Area Fiorentina e coordinatrice Osservatorio Socio-epidemiologico delle Dipendenze, “indica che la classe di età caratterizzata dalla massima frequenza è quella di 40-49 anni“. “Preoccupante è il fatto che i nuovi pazienti sono più giovani rispetto a quelli già in trattamento: il 10,7% dei nuovi utenti ha meno di trent’anni, mentre per quelli già in trattamento la percentuale è pari al 6,2%. I nuovi utenti ultracinquantenni costituiscono il 34,5% e quelli già in trattamento il 45,7% dell’utenza totale” ha concluso. Si osserva inoltre che il 31,9% dei pazienti è disoccupato mentre il restante 55,4% ha una occupazione, di questi il 46% ha un lavoro stabile.  “Rispetto alle tipologie di trattamento, nel 2016″ spiega il dottor Gabriele Bardazzi alcologo dell’ AUSL Toscana Centro, “il 17% dei pazienti è stato sottoposto a trattamenti medico-farmacologici in regime ambulatoriale, il 30% al counseling, rivolto al paziente o alla famiglia. Per il 40% dei pazienti è stato effettuato un trattamento psico-socio-riabilitativo, comprensivo di inserimento in comunità terapeutica”. Da sottolineare il dato dell’invio a Gruppi di Auto Mutuo Aiuto (Alcolisti anonimi, Club alcolisti in trattamento e Club Alcologici territoriali). I servizi alcologici collaborano attivamente con tutte le metodologie dell’auto-aiuto tra cui il metodo Hudolin e il metodo dei 12 Passi. L’efficacia dei trattamenti ha una evidente ripercussione sui costi sanitari e sociali, nel territorio dell’AUSL Toscana centro infatti il 70,6% degli alcolisti nel primo anno di trattamento hanno effettuato un ricovero per patologie alcol correlate (cirrosi epatica tumori, ecc ). Si è inoltre osservata una mortalità degli alcolisti cinque volte superiore alla popolazione generale oltre che per le cause più note (cirrosi epatica, tumori …) anche per cause inerenti gli stili di vita come le malattie correlate all’infezione del virus HIV.  (...omissis...) copia integrale del testo si può trovare al seguente link: http://www.controradio.it/alcol-lausl-toscana-centro-registra-aumento-tra-quarantenni/  (Articolo pubblicato dal CUFRAD sul sito www.alcolnews.it)

AUMENTANO I GIOVANISSIMI BOLZANINI CON PROBLEMI DI ALCOL E DROGA

http://altoadige.gelocal.it/bolzano/cronaca/2017/05/09/news/adolescenti-e-disagio-assb-potenzia-i-servizi-1.15314038 ADOLESCENTI E DISAGIO, ASSB POTENZIA I SERVIZI La giunta comunale ha approvato il budget 2017 che ammonta a 97 milioni Il sindaco: «Aumentano i giovanissimi bolzanini con problemi di alcol e droga» 09 maggio 2017 BOLZANO. «L’Azienda dei servizi sociali deve assolutamente potenziare i servizi dell’area minori: abbiamo grossi problemi sia con i minori non accompagnati che approdano qui da soli con la speranza di ricongiungersi ai familiari che in genere vivono nel nord Europa sia con giovani e giovanissimi bolzanini con problemi di alcol e droga che, soprattutto il fine settimana, finiscono al pronto soccorso. Capita che, solo in quel momento, padri e madri scoprano che i figli bevono o fanno uso di sostanze stupefacenti. Alle spalle, spesso ma non sempre, famiglie disgregate incapaci di educarli. Le conseguenze sono lo sbandamento totale, l’incapacità di rispettare qualsiasi regola. Attualmente sono una cinquantina - 35 locali, 15 stranieri - i minori seguiti dall’Assb». Sia il sindaco Renzo Caramaschi che l’assessore Sandro Repetto sono convinti che se per i minori stranieri si devono migliorare i servizi di assistenza, per i locali bisogna lavorare soprattutto a livello di prevenzione. Il budget di Assb per l’area minori è stato fissato in 7 milioni di euro. Di questo si è parlato, ieri in giunta comunale, in occasione dell’approvazione del contratto di servizio 2017 (programma e budget) dell'Azienda servizi sociali che ammonta a 97 milioni di euro, in linea con quello dell'anno precedente, ma la cifra è destinata ad aumentare. La somma sarà così ripartita: 9,9 milioni per i servizi alla prima infanzia e famiglia, 7 per l'area minori, 3,2 per l'area adulti, 33,7 per gli anziani, 13,5 per l'area handicap e disagio psichico, 3,8 per l'inclusione sociale, 25,4 per l'assistenza economica e sociale, e 753.000 euro per gli investimenti. Diciannove dei 97 milioni sono finanziati dal Comune, mentre oltre alle entrate proprie di Assb (13,9 milioni), il budget è coperto dalla Provincia (60 milioni) e dall'Azienda Sanitaria (3,4 milioni). «I profughi - ha detto il sindaco - rappresentano solo una minima parte del problema, forse quella più evidente, ma vi è anche un certo disagio nascosto e una povertà che vanno combattuti. Stiamo registrando un aumento delle situazioni di disagio, tanto minorile, quanto degli adulti. È una società che sembra in difficoltà nel dare ai figli esempi positivi, capaci di tenerli lontani da alcol, droga, violenza. Per questo si sta lavorando con l’Azienda dei servizi sociali su interventi di tipo preventivo fondamentali in particolare a livello di adolescenti».

ANCHE A CASSINO IL CONSUMO DI BEVANDE ALCOLICHE CREA PROBLEMI TRA I GIOVANI

http://www.linchiestaquotidiano.it/news/2017/05/09/cassino,-alcool-e-giovani.-fragnoli-%C2%ABurge-un-patto-tra-isti/16931 CASSINO, ALCOOL E GIOVANI. FRAGNOLI: «URGE UN PATTO TRA ISTITUZIONI, SCUOLE, FAMIGLIE E RAGAZZI» 09/05/2017 - 20.07    1 0 Google +0 Redazione L'Inchiesta Quotidiano CASSINO - Per combattere la piaga dell’alcool tra i giovani, spesso minori, che durante i fine settimana abusano di alcool in molti locali notturni della città martire, non bastano le attività repressive (che pure tornano utili). Urge un patto tra istituzioni, scuole e famiglie avente l’obiettivo di creare nuovi spazi di socialità e costruire una rete di prevenzione. Lo sostiene a gran voce Antono Felice Fargnoli, presidente dell’A.Ge-Cassino, associazione genitori impegnata da lungo tempo, in città, in attività di ascolto, prevenzione ed orientamento per famiglie e giovani. 48 ore dopo le attività di controllo avviate dai Carabinieri in piazza Labriola, che su segnalazione di alcune famiglie hanno comminato multe salate agli esercenti che avevano somministrato alcolici ad under 18 e dopo le ore 24 in barba all’ordinanza sindacale firmata da D’Alessandro meno di un mese fa, Fargnoli ha spiegato a chiare lettere che «certi problemi sono i problemi di una comunità, e non di una o più famiglie». «Quando si parla della facilità con cui i minori o comunque i giovani cassinati accedono all’alcool - ha evidenziato il volontario - non esiste un unico responsabile o una unica soluzione al problema. Se guardiamo a quanto sia carente il nostro territorio di punti di aggregazione per le nuove generazioni ad esempio, ci si rende conto subito che il fenomeno dell’alcool va affrontato in maniera strutturale e condivisa. Nessuno degli attori sulla scena, siano essi istituzioni pubbliche, scuole, genitori, associazioni, è esente da colpe, e per questo diventa fondamentale “fare sistema” allo scopo di rafforzare e radicare sul territorio attività di prevenzione ed ascolto. Da tre anni a questa parte - ha aggiunto il presidente A.Ge. - la nostra associazione, che collabora da tempo con il Cat, il Centro alcolisti in trattamento, ha attivato un punto d’ascolto ad hoc. Attraverso il metodo Hudolin, che interpreta l’alcolismo e gli altri problemi alcolcorrelati non come un vizio o una malattia, ma come un comportamento determinato da molteplici fattori sia interni che esterni alla persona, tra i quali la famiglia e la cultura generale della comunità, i ragazzi e le loro famiglie entrano in un percorso in cui il ruolo dei genitori diviene fondamentale. Ma come accennato - ha puntualizzato Fragnoli - la lotta all’alcool in età giovanile va combattuta con l’ausilio delle istituzioni e delle scuole. Prevenire le situazioni di disagio è importante, ed importanti sono le attività di controllo e repressione portate a termine dalle forze dell’ordine. Ma ciò che più conta è il coinvolgimento dell’intera comunità: i volontari e più in generale le associazioni come la nostra che operano in questo delicato ambito, possono arrivare fino ad un certo punto: le famiglie, come detto, e tutte le realtà istituzionali della città devono stringere un patto sociale avente l’obiettivo di dare supporto ai nostri ragazzi, ma anche di lavorare affinché la città si doti di spazi di aggregazione propriamente detti».

CONSEGUENZE DEL CONSUMO DI VINO, BIRRA ED ALTRI ALCOLICI

https://dialogonews.wordpress.com/2017/05/09/cusano-annebbiato-dallalcol-43enne-picchia-i-genitori-arrestato-per-maltrattamenti/ CUSANO, ANNEBBIATO DALL’ALCOL 43ENNE PICCHIA I GENITORI: ARRESTATO PER MALTRATTAMENTI BY DIALOGONEWS on 9 MAGGIO 2017  SESTO SAN GIOVANNI – Non aveva rispetto verso gli anziani genitori. L’uomo, 43enne, disoccupato, senza interessi particolari ma abituato ad essere mantenuto in casa e dedito all’alcol, ha esagerato più volte aggredendo fisicamente i genitori di 69 anni lei e 77 il padre. Violenza che l’altra sera è andata oltre alle solite spinte con la donna finita a terra. I vicini di casa sentendo le urla hanno chiamato i carabinieri i quali hanno trovato i due coniugi rannicchiati in un angolo pieni di lividi e l’uomo che li minacciava ancora. E’ stato arrestato per maltrattamenti e portato in carcere a Monza mentre la donna, la più malmessa, è stata portata al pronto soccorso del Bassini per le cure.

L’IMPEGNO DELLE FORZE DELL’ORDINE

http://www.corriereadriatico.it/pesaro/tavoleto_giro_di_vite_movida_denunce_alcol_patenti_ritirate_alcol-2429279.html TAVOLETO, GIRO DI VITA SULLA MOVIDA: DENUNCE PER DROGA E PATENTI RITIRATE PER ALCOL Mercoledì 10 Maggio 2017 TAVOLETO – Tre denunce per droga e patenti ritirate: è il bilancio della stretta sulla movida attuata dai carabinieri. Giro di vite agli eccessi del sabato sera da parte dei carabinieri di Tavoleto che di concerto con la compagnia dei carabinieri di Pesaro hanno messo a punto lo scorso fine settimana un piano di controlli che ha visto impegnati una decina di militari dell’Arma per 5 pattuglie con il compito di tenere sott’occhio la movida notturna in particolare nella sua triplice veste: droga, alcol e velocità. Sotto controllo i locali e le discoteche nella zona della valle del Foglia e del basso del Montefeltro tra Tavoleto, Casinina, Auditore, Montecalvo in Foglia. In particolare sono state fermate una ventina di auto dirette o provenienti da una nota discoteca della zona, una quarantina in tutto i giovani che sono stati identificati. Accertamenti che sono avvenuti anche fuori dal parcheggio dove sono stati denunciati tre giovani trovati in possesso di droga. Si tratta di un 19enne che aveva con sè 1,5 grammi di marijuana, un ventenne sorpreso con uno spinello e un minore - un 17enne - che è stato segnalato anche alla Prefettura nonchè ai suoi genitori per detenzione e consumo di sostanza stupefacente. Altri controlli hanno poi riguardato avventori di altri locali. A un uomo è stata ritirata la patente dopo avere accertato che non poteva più detenerla dopo essere stato coinvolto in un incidente stradale per guida in stato di ebbrezza. Tra i conducenti sottoposti a verifiche due sono stati denunciati per guida in stato di ebbrezza: si tratta di due giovani, una ragazza con un tasso alcolemico pari a 1 e un trentenne che aveva un tasso alcolemico di 1,60. Per quest’ultimo oltre alla denuncia e al ritiro della patente è scattato anche il sequestro dell’auto.

ATTENZIONE ALLA SENTENZA DELLA CASSAZIONE

http://www.motorionline.com/2017/05/09/rifiutare-gli-accertamenti-etilometrici-e-reato/ RIFIUTARE GLI ACCERTAMENTI  ETILOMETRICI È REATO Il mancato consenso ai prelievi costituisce reato di rifiuto e non esime dal reato di guida in stato di ebbrezza di Daniela Musetta 9 maggio, 2017 Il rifiuto a sottoporsi agli accertamenti etilometrici per rifiuto del paziente a qualsiasi trattamento sanitario paralizza la loro esecuzione ma si configura ugualmente il reato di guida in stato di ebbrezza Guida in stato di ebbrezza – E’ scientificamente accertato che l’assunzione di sostanze alcoliche comporti una riduzione delle facoltà mentali e un rallentamento dei riflessi, pertanto ciò provocherebbe un’instabilità e un pericolo nella guida per se stessi e per gli altri. Il rifiuto di sottoporsi in ospedale agli accertamenti etilometrici richiesti dalla polizia giudiziaria configura il reato di rifiuto e di conseguenza non esime dal rispondere del reato di guida in stato di ebbrezza. A stabilirlo è la Cassazione con sentenza 4236/2017 che ha rigettato il ricorso di un uomo avverso la sentenza della Corte di Appello di Bologna, che lo aveva condannato ai sensi degli artt. 81 c.p. , 186, co. 7 e 187, co. 8, del Codice della Strada, per guida in stato di ebbrezza, in quanto dopo il suo trasporto in ospedale in seguito ad un incidente, si rifiutava di sottoporsi agli accertamenti al fine di stabilire la presenza o meno nel sangue di alcol o un’alterazione per uso di sostanze stupefacenti. Il condannato aveva presentato ricorso in Cassazione, denunciando violazione di legge e vizio di motivazione per la riconosciuta responsabilità penale a seguito del rifiuto di sottoporsi agli accertamenti. Gli Ermellini hanno ritenuto il ricorso infondato in quanto “nel caso di ricovero del conducente presso una struttura ospedaliera a seguito di incidente, i risultati dei prelievi, effettuati su richiesta della polizia giudiziaria, sono utilizzabili nei confronti dell’imputato per l’accertamento del reato di guida in stato di ebbrezza, trattandosi di elementi di prova acquisiti attraverso documentazione medica e, pertanto risulta irrilevante la mancanza del consenso, ai fini della utilizzabilità processuale”. Infatti, si configura il reato di rifiuto anche nel caso in cui il conducente si sottragga volontariamente dagli accertamenti etilometrici previsti dai protocolli sanitari presso la struttura ospedaliera ove viene ricoverato in caso di incidente stradale ex art. 186, co. 5, del Codice della strada. Quindi l’espresso rifiuto paralizza l’esecuzione dei prelievi legittimamente richiesti dalla polizia giudiziaria ma non esime il conducente dal rispondere del reato di guida in stato d’ebbrezza. Pertanto i Giudici di legittimità hanno rigettato il ricorso e condannato il ricorrente al pagamento delle spese processuali. A cura di AVV. Daniela Musetta Consulente in infortunistica stradale ed esperta risarcimento danni Per contatti: daniela.musetta@gmail.com – tel. 3287461467



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