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vino, birra e alcolici

09/10/2017 - rassegna stampa su vino, birra e altri alcolici del 21 luglio 2017 ( di redazione )

IL VINO, LA BIRRA E TUTTE LE ALTRE BEVANDE ALCOLICHE SONO PRODOTTI CANCEROGENI E BASTA!!!

http://www.lastampa.it/2017/07/20/scienza/benessere/alcolici-e-comparsa-di-tumori-lultimo-rapporto-europeo-parla-di-rischi-alti-e-sottovalutati-8jIMSyHFs7F8nMcb1esJ6I/pagina.html ALCOLICI E COMPARSA DI TUMORI: L’ULTIMO RAPPORTO EUROPEO PARLA DI RISCHI ALTI E SOTTOVALUTATI Pubblicato il 20/07/2017 FABIO DI TODARO Viviamo nel continente che consuma il maggior quantitativo di bevande alcoliche: con più di un quinto della popolazione di età superiore ai 15 anni che ingolla quattro bicchieri al giorno almeno una volta a settimana e un utilizzo annuo pro-capite che raggiunge la quota di nove litri. Di conseguenza, senza un’inversione di rotta, dovremo prepararci a un aumento dei tumori dell’apparato digerente: al colon-retto (nei consumatori moderati), a cui si aggiungono quelli all’esofago, allo stomaco, al fegato e al pancreas (nei forti bevitori).  Oltre che - aspetto non precisato nel report, ma preventivabile sulla base di quanto già dimostrato - delle neoplasie del cavo orale, della faringe e della laringe. Non usano giri di parole i gastroenterologi europei, nel rapporto che correla i consumi di bevande alcoliche al rischio oncologico per le neoplasie del tratto digestivo. «I problemi di salute correlati al consumo di bevande alcoliche rappresentano una priorità per l’Europa: sia sul piano sociale sia culturale», afferma Markus Peck. «Bisogna ridurre l’accesso per prevenire il futuro aumento delle vittime, che di questo passo risulterà inevitabile». Gli effetti cancerogeni dell’alcol sono ancora troppo sottovalutati  Se pochi giorni fa i riflettori erano stati accesi sul rischio di ammalarsi di tumore al seno, l’ultimo spunto che giunge dalla comunità scientifica riporta l’attenzione sui tumori dell’apparato digerente. Messe assieme, queste neoplasie provocano ogni anno tre milioni di decessi nel mondo: più di un terzo conteggiato per cause oncologiche.  I gastroenterologi europei, nelle 32 pagine del dossier, non hanno usato giri di parole: il problema è endemico e parlare dell’alcol come di un cancerogeno deve diventare una priorità per le istituzioni, dal momento che nove cittadini europei su dieci ignorano il rischio oncologico correlato al consumo di birra, vino e superalcolici. Uno stupore che può essere ricondotto alla scarsa cultura che porta a sottovalutare gli effetti dell’alcol sul nostro organismo, così come fino a mezzo secolo fa avveniva con il fumo di sigaretta.  Eppure il Codice europeo contro il Cancro, redatto dall’Agenzia Internazionale per la Ricerca sul Cancro (Iarc) di Lione riconosce come cancerogene certe per l’uomo. Un messaggio che però non arriva sempre a destinazione, se i consumi risultano in crescita sia lontano dai pasti (nei giovani) sia negli anziani (più abituati a bere a pranzo e a cena). Alcol e rischio oncologico: non esistono dosi sicure  Vero è che il rischio, così come per gli altri cancerogeni, è direttamente proporzionale alla dose di esposizione: più se ne consuma, maggiori sono le probabilità di ammalarsi. Ma per i consumatori occasionali occorre comunque precisare che «non esistono livelli di consumo sicuri correlati al rischio oncologico». Tutte le bevande hanno lo stesso effetto, anche se gli esperti non escludono che un piccolo aumento del rischio possa essere ricondotto al consumo di vino di scarsa qualità, «che potrebbe contenere al suo interno altre sostanze dannose». Un messaggio che cozza con quello diffuso spesso con troppa superficialità, secondo cui un bicchiere di vino al giorno farebbe bene alla salute. L’abbinamento con il fumo, piuttosto frequente, come riportato in una ricerca pubblicata nel 2015 sul «Journal of Neurochemistry», non migliora la situazione: anzi.  Serve un impegno deciso da parte dell’Unione Europea  Per affrontare la questione, endemica, l’Unione Europea dovrebbe prendere di petto il tema dell’uso dannoso dell’alcol: questo l’appello lanciato dai gastroenterologi europei, che invocano una risposta integrata che contempli l’aumento della tassazione sulle bevande alcoliche, una maggiore regolamentazione delle politiche di marketing (con un’etichettatura più chiara e responsabile) e il miglioramento nell’accesso ai servizi di alcologia (per intercettare prima i consumatori a rischio). Nel dossier viene preso a modello l’esempio della Francia, che negli ultimi anni ha vietato i consumi di bevande alcoliche sui luoghi di lavoro: contribuendo al calo già registrato, sia sul piano quantitativo sia dell’incidenza di malattie oncologiche dell’apparato digerente.  Twitter @fabioditodaro 

http://www.lastampa.it/2015/02/02/scienza/benessere/dovete-sapere/alcol-nove-buone-ragioni-per-tenere-a-bada-il-consumo-Ss7piGAzp4CnMF7XlQWjSN/pagina.html ALCOL, 9 BUONE RAGIONI PER TENERE A BADA IL CONSUMO Emanuele Scafato, direttore dell’Osservatorio alcol dell’Istituto Superiore di Sanità parla di categorie a rischio (donne in gravidanza e minori) e di antiche credenze da sfatare Pubblicato il 02/02/2015 Ultima modifica il 02/02/2015 alle ore 14:01 FABIO DI TODARO Chi eccede con il lavoro, rischia di consumarne in eccesso . Ma secondo uno studio appena pubblicato su Jama Pediatrics , anche i bambini che trascorrono troppe ore di fronte alla tv sono esposti a evidenti ricadute per la salute: a causa della “cattiva” pubblicità. Per non parlare delle problematiche correlate al sonno e al rispetto dei normali ritmi di una giornata.  Al centro del dibattito c’è l’alcol. In tutto il mondo il consumo dannoso provoca 2,5 milioni di morti ogni anno e nell’Unione Europea l’alcol è la seconda causa di malattia e morte prematura. In Italia i dipendenti sono circa un milione, mentre le persone a rischio quasi otto. «Nessun limite di consumo è privo di rischi: per questo nei messaggi alla popolazione non si può far riferimento alle proprietà salutistiche delle bevande alcoliche, come ribadito di recente dalla Corte di Giustizia Europea»,esordisce Emanuele Scafato, direttore dell’Osservatorio nazionale alcol dell’Istituto Superiore di Sanità e presidente della Società italiana di Alcologia. «Birra o vino, superalcolici o cocktail, breezer o amari sono ugualmente dannosi. È l’alcol che genera i rischi per la salute e i danni risultano crescono proporzionalmente alla quantità e la frequenza dei consumi». Perché è errato dire che un bicchiere di vino rosso fa bene alla salute ?  «L’informazione è incompleta. Dieci grammi di alcol, meno di un bicchiere di qualsiasi bevanda, possono diminuire negli anziani il rischio di mortalità per malattie delle coronarie, insorgenza del diabete e dei calcoli alla colecisti. Ma è l’Organizzazione Mondiale della Sanità a dire che nella stessa quantità si annidano rischi aumentati per almeno 230 patologie e 8-12 forme di cancro». Dunque il resveratrolo contenuto nella buccia dell’uva non ha alcuna proprietà “salva vita”?   «L’effetto in vivo non è mai stato provato né alcuno studio ha evidenziato l’effettiva riduzione del rischio. Molte ricerche utilizzano chicchi di uva e non vino, ma è la presenza dell’alcol a pregiudicare l’assorbimento della molecola. A proteggerci, comunque, non sarebbero i polifenoli: servirebbero cento bicchieri al giorno per garantire quantità consistenti di principio attivo in grado di generare un effetto biologico plausibile. È sempre più evidente, invece, che siano le modalità di consumo durante i pasti e un regime alimentare di tipo mediterraneo a favorire un danno minore». Quali sono le ripercussioni per la salute dovute a un eccessivo consumo di bevande alcoliche?  «Si va da un aumentato rischio di sviluppare malattie del fegato a una più alta probabilità - soprattutto per le donne - di andare incontro a diversi tipi di tumore: dalla cavità orale all’esofago, dal colon-retto al pancreas, dal fegato al seno. Senza escludere le malattie cardiovascolari, alcuni disturbi psichici e comportamentali e il più alto rischio di incorrere in incidenti stradali». Perché alle donne in gravidanza si dice di non consumare nemmeno un bicchiere di vino?  «L’etanolo, presente in tutte le bevande alcoliche, è attratto dai grassi presenti nelle membrane dei neuroni. Nel feto ciò comporta un loro scioglimento, cui segue la morte cellulare. Quando la mamma beve, l’alcol passa la placenta alla stessa concentrazione del sangue materno. Una donna dovrebbe evitare gli alcolici anche quando programma di avere un bambino e durante l’allattamento». Quali sono le possibili ripercussioni per la salute del nascituro?  «Lo spettro è ampio e varia in funzione della quantità, del tempo e della frequenza di consumo: si va dal rischio di aborto all’insorgenza di difetti congeniti e ritardi nello sviluppo del neonato. Delicato è soprattutto il primo trimestre, in cui la donna potrebbe non sapere di essere incinta».  Fino a quale età un ragazzo non dovrebbe consumare alcolici?  «Mai prima dei 18 anni, per l’incapacità fisiologica di metabolizzarli. Ma è dimostrato un pericolo di danno cerebrale fino a 25 anni, che si manifesta con deficit di memoria e orientamento. Qualunque quantità di alcol interferisce nello sviluppo e rimodellamento del cervello tra i 12 e i 25 anni».  Perché anche il consumo sporadico, tra i giovani, può essere deleterio?  «Per la capacità dell’alcol di entrare nel circolo sanguigno, immodificato e non metabolizzato dall’enzima: efficiente solo dopo i 18-21 anni. Come detergente l’’alcol può “sciogliere” i grassi che danno resistenza e stabilità alle membrane cellulari dei neuroni. La conseguenza è il danno irreversibile, fino alla morte, delle cellule cerebrali ed epatiche». È possibile scoprire quando un figlio ha esagerato con l’alcol?  «ll binge drinking corrisponde all’ “abbuffata” in un’unica circostanza. I giovani lo praticano per disinibirsi, ma ignorano che l’alcol diminuisce la percezione dei rischi, già bassa nel corso dell’adolescenza. Il segreto per i genitori è annusare l’aria nell’ambiente domestico in cui il figlio ritorna. L’alcol evapora e lascia tracce nell’alito per diverse ore: basta entrare nella sua stanza mentre dorme per accorgersi se abbia bevuto o meno».  Quali sono le responsabilità dei genitori?  «Devono accompagnare i ragazzi verso scelte sane per la loro salute. La pubblicità è un’insidia per gli adolescenti: sarebbero da sanzionare molte di quelle che infrangono, senza alcun intervento da parte degli organismi preposti, le direttive comunitarie. Il divieto di vendita e somministrazione di alcolici ai minori è sostanzialmente disapplicato in Italia. Porre il problema del rispetto della legalità permetterebbe ai minori di riconoscere ed evitare il rischio anche quando gli adulti e le istituzioni competenti risultano assenti. Di questo problema bisogna parlare quanto prima ai nostri figli». Twitter @fabioditodaro 

http://www.lastampa.it/2017/05/23/scienza/benessere/eliminare-alcol-dalla-dieta-cos-si-riduce-il-rischio-di-cancro-alla-mammella-b9uW7Znpjx047gI02O1d8N/pagina.html ELIMINARE ALCOL DALLA DIETA: COSÌ SI RIDUCE IL RISCHIO DI CANCRO ALLA MAMMELLA Report pubblicato dall’American Institute for Cancer Research (Aicr) e dal World Cancer Research Fund (Wcrf). Le conclusioni dopo l’analisi 119 studi su 12 milioni di donne Pubblicato il 23/05/2017 Ultima modifica il 23/05/2017 alle ore 09:17 FABIO DI TODARO No categorico al fumo. Una forte raccomandazione a svolgere attività fisica e a mantenere nei limiti il peso corporeo. E massima prudenza al cospetto di qualsiasi bevanda alcolica, se anche un solo bicchiere di vino consumato a cadenza quotidiana aumenta la probabilità di sviluppare un tumore al seno.  Non ci sono giri di parole nel report pubblicato dall’American Institute for Cancer Research (Aicr) e dal World Cancer Research Fund (Wcrf). Le due organizzazioni, dopo aver passato in rassegna 119 studi, comprensivi dei dati riguardanti oltre dodici milioni di donne e duecentosessantamila diagnosi di tumore della mammella, hanno concluso che «l’eliminazione dell’alcol dalla dieta è uno dei primi passi che ogni donna può compiere per ridurre il rischio di ammalarsi di tumore al seno». Consumando in media dieci grammi di etanolo ogni giorno, quantitativo pari a quello che si annida in una bottiglia di birra o in un calice di vino, la probabilità di ammalarsi può crescere di una quota compresa tra il cinque e il nove per cento: a seconda che la donna sia in età fertile o in menopausa. Alcol e cancro: meglio non bere  Nel commentare i risultati, i ricercatori statunitensi sono partiti dall’alcol , quasi a voler rimarcare il suo potenziale cancerogeno: troppo spesso sottovalutato. Il loro messaggio, per gli addetti ai lavori, non è una novità e risulta già da tre anni inserito nei dodici consigli che compongono il Codice Europeo contro il Cancro. Non risulta stupito dunque Emanuele Scafato, direttore dell’Osservatorio Nazionale Alcol dell’Istituto Superiore di Sanità, che da anni sollecita la massima informazione nei confronti delle donne. «Lo stupore può essere soltanto figlio della scarsa cultura che porta a non considerare gli effetti negativi dell’alcol sul nostro organismo alla pari di quelli indotti dal fumo di sigaretta. Un errore commesso non soltanto da molte persone, ma anche indotto dai medici, più frequentemente i cardiologi e spesso alcuni nutrizionisti, che affermano che un bicchiere al giorno fa bene al cuore e che bere moderatamente non fa male. In questo modo si ignora la sentenza della Corte di Giustizia che ha specificato che non si possono vantare proprietà salutistiche di una sostanza tossica come qualsiasi bevanda alcolica.  Le maggiori linee guida internazionali hanno ridotto a dieci grammi per le donne e venti per gli uomini la quantità di alcol consumabile ogni giorno. Ma va sempre considerato che, superati i dieci grammi, si incrementa il rischio di morbilità, mortalità e disabilità di oltre duecento malattie e di 14 tipi di cancro, tra cui quello della mammella nelle donne.  Occorre sempre tenere a mente che quando si consuma alcol, questo (etanolo, ndr) e il suo metabolita acetaldeide agiscono come tutti i cancerogeni del gruppo 1». Dunque l’alcol andrebbe evitato. «Una campagna di sensibilizzazione dovrebbe essere rivolta in tal senso in particolare alle ragazze, in funzione del binge drinking - continua Scafato -. Il rischio attuale è già molto alto e preclude all’insorgenza di lesioni al seno che hanno un elevatissima probabilità di trasformarsi in cancro, nel caso della persistente stimolazione estrogenica indotta dal bere».  L’attività fisica funziona meglio di un farmaco  A ciò andrebbero aggiunti altri elementi: partendo dal rispetto di un programma costante di attività fisica, che sottende al mantenimento di un peso corporeo adeguato. Come dice lo stesso titolo («Dieta, nutrizione, attività fisica e tumore al seno» , il dossier ha puntato a sintetizzare le conclusioni che pongono in relazione lo stile di vita con il rischio di ammalarsi della più diffusa neoplasia femminile.  È così emerso che la pratica fisica intensa, come quella che si sostiene con la corsa o col ciclismo, riduce sensibilmente il rischio di ammalarsi: con riduzioni che raggiungono il 17 per cento nelle donne in età fertile (valori inferiori si rilevano con attività più blande). La stessa aiuta a mantenere nel range di normalità il peso corporeo, che se eccessivo (sovrappeso o obesità) aumenta il rischio di ammalarsi nelle donne già in menopausa: le più esposte alla malattia.  Sempre valido rimane inoltre il consiglio di prediligere l’allattamento al seno: considerato un altro fattore protettivo nei confronti della malattia. Tutti consigli che, se messi in pratica, permetterebbero di evitare una diagnosi su tre: questa la stima riportata nella pubblicazione. A fare la differenza è la qualità complessiva della dieta  Quanto alla dieta, le conclusioni dei ricercatori statunitensi confermano l’assoluta difficoltà di trarre conclusioni univoche per gli alimenti. Non ne esistono di buoni e cattivi, in assoluto. Sono infatti considerate insufficienti le prove secondo cui una dieta ricca di calcio e carotenoidi riduca le probabilità di ammalarsi.  Così come è ancora presto per dire che il consumo di verdure non amidacee - spinaci, cavoli, verdure a foglia verde, cipolle, cetrioli, funghi, cavolfiori, peperoni, broccoli, cavolini di Bruxelles e asparagi - sia un antidoto efficace contro la comparsa del tumore al seno che non presenta i ricettori per gli estrogeni: una forma meno diffusa, ma più difficile da trattare. Detto ciò, una buona qualità complessiva della dieta può fare la differenza.  «Quattro nuove diagnosi di cancro su dieci sono evitabili rinunciando al fumo di sigaretta e seguendo un’alimentazione mediterranea - dichiara Fortunato Ciardiello, direttore del dipartimento medico-chirurgico di internistica clinica e sperimentale dell’Università Luigi Vanvitelli di Napoli e presidente della Società Europea di Oncologia Medica -. Dire che un bicchiere di vino sia cancerogeno, lo ritengo fuorviante(*). Ma è evidente che, quanto ai consumi di alcolici, oggi l’emergenza riguarda i più giovani. A loro bisogna spiegare tutti i rischi insiti in questa abitudine, che da qui a qualche decennio potrebbe far emergere anche in Italia problematiche di salute che finora non hanno fatto parte della nostra cultura». Twitter @fabioditodaro 

(*)NOTA: tra qualche anno diranno anche per il vino un NO categorico come oggi lo dicono per il fumo. Il cambiamento della cultura del bere è molto lento!

OMICIDIO STRADALE A CAUSA DI GUIDA IN STATO DI EBBREZZA

http://www.latinatoday.it/cronaca/incidente-stradale/via-monti-lepini-ucciso-bici-arresto-omicidio-stradale.html CICLISTA INVESTITO E UCCISO, ARRESTATO UN GIOVANE PER OMICIDIO STRADALE Incidente su via dei Monti Lepini: ucciso indiano in bici, un arresto per omicidio stradale Il 23enne conducente dell'auto guidava sotto l'effetto di alcol e sostanze stupefacenti. La vittima, un cittadino indiano, è morto poche ore dopo il suo ricovero all'ospedale Santa Maria Goretti di Latina Redazione 20 luglio 2017 15:05    Un ciclista di nazionalità indiana è stato travolto da un’auto lungo via dei Monti Lepini, nel territorio di Latina. L’incidente è avvenuto intorno alle 5 di ieri mattina. Le condizioni del ferito sono apparse subito gravissime. L’uomo, soccorso da un’ambulanza, è morto poche ore più tardi, alle 9,30, presso l’ospedale Santa Maria Goretti a causa delle gravi ferite riportate nell’impatto. Per il conducente del veicolo è scattato l’arresto per omicidio stradale. Il 23enne che era alla guida dell’auto che ha travolto ieri mattina il cittadino indiano è stato infatti sottoposto agli esami di rito attraverso i quali è stato possibile accertare che il giovane si era messo alla guida dell’auto sotto l’effetto di sostanze alcoliche e stupefacenti. Il 23enne è stato quindi arrestato dai carabinieri, intervenuti per i rilievi dopo l’incidente, e trasferito presso la sua abitazione.

SAN PATRIGNANO IN UNA NOTA 'ABBIAMO BISOGNO DI ALLEATI'(*)

http://www.smtvsanmarino.sm/cronaca/2017/07/18/mix-alcol-marijuana-19enne-intubato-dopo-abuso-rimini MIX ALCOL-MARIJUANA, 19ENNE INTUBATO DOPO ABUSO A RIMINI 18 luglio 2017 Un 19enne di Torino, in vacanza a Rimini, è stato ricoverato la scorsa notte alle 3:30 per un mix di alcol e marijuana. Il ragazzo è al momento intubato. Non è in pericolo di vita. Il giovane si è sentito male ed è stato accompagnato da un amico minorenne in albergo a Lagomaggio di Rimini, dove alloggia un gruppo di giovani torinesi. Dall'hotel è stata poi stata chiamata l'ambulanza che ha trasportato i due giovani in pronto soccorso. Anche il minorenne infatti si sarebbe sentito male ed è stato ricoverato per precauzione. I medici del pronto soccorso hanno avvertito la polizia di Stato che sta indagando per ricostruire la dinamica che ha portato il giovane ad aver un malore con un mix di alcol e "fumo". Solo il test tossicologico potrà dire se ha assunto anche droghe sintetiche, mentre la squadra narcotici della polizia risalirà all'identità dello spacciatore. Nove ragazzi del gruppo di Torino, infatti, sono stati convocati in questura per essere interrogati dagli agenti sui fatti della scorsa notte. Sull'accaduto interviene con una nota stampa la comunità di San Patrignano " Andare in vacanza per divertirsi con gli amici e ritrovarsi ricoverato in ospedale. - scrive- Quanto successo al ragazzo piemontese oggi fortunatamente fuori pericolo, ci rattrista ma non ci stupisce, l’ennesima vittima di una generazione convinta che non ci sia divertimento senza trasgressione. Vengono in Romagna, patria del divertimento, interpretando lo stesso nella maniera meno corretta possibile, avendo in mente unicamente l’eccesso, sminuendo lo stesso valore della riviera. Giovani che si recano al concerto di un famoso dj solo dopo aver fatto il pieno di alcol e sostanze, come se lo stare assieme agli amici e partecipare ad un evento non fosse abbastanza per considerare già splendida la propria serata. In comunità purtroppo notiamo quanto si stia pericolosamente abbassando sempre più l’età del primo contatto, con ben 32 minorenni entrati nel solo 2016 e con una poliassunzione sempre più in voga fra i ragazzi, la normalità per l’87%, giovani che quasi non fanno caso a quale sostanza ingeriscono convinti che in ognuna di esse si nasconda il segreto della felicità. Il problema è che quei ragazzi sono i nostri figli, generazione cresciuta in una società in cui ormai tutto è considerato normale, dove tutto è concesso in nome di una libertà senza confini, dove non ci si può divertire se non si va oltre il limite. Da tempo sosteniamo l’importanza della prevenzione, ma oggi forse il termine più corretto dovrebbe essere educazione. Educazione al divertimento, educazione allo stare insieme, educazione alla vita, che poi collima con il rispetto di se stessi e degli altri. Noi proviamo a farlo, parlando di sano divertimento, ai nostri ragazzi in percorso e ai tanti giovani che incontriamo. Ma non è sufficiente. Abbiamo bisogno di alleati. E abbiamo bisogno di avere al nostro fianco le famiglie, la scuola e la società civile tutta per aiutare i giovani d’oggi. Per far capire loro che spesso i limiti sono stati posti proprio per far sì che possano apprezzare la vita".

(*)NOTA: sembrerò noioso, ma quand’è che a San Patrignano smetteranno di produrre il vino, una bevanda contenente l’alcol che è una droga e per di più anche cancerogeno?

ECCONE ALTRI A LECCE…. MA E’ UGUALE IN TUTTA L’ITALIA

http://www.trnews.it/2017/07/21/con-lestate-torna-lesercito-dello-sballo-in-centinaia-soccorsi-per-alcol-e-droga/187308 CON L’ESTATE TORNA L’ESERCITO DELLO “SBALLO”: IN CENTINAIA SOCCORSI PER ALCOL E DROGA 21 luglio 2017   Redazione Attualità LECCE – Gran parte delle risorse del 118 viene impiegato in richiesta di interventi per ebbrezza alcolica o per abuso di droga. Un fenomeno che si rinnova ogni estate, nei locali notturni, alle sagre o ai concerti. L’anno scorso, spiega salutesalento.it, le ambulanze del 118 hanno soccorso 640 soggetti in stato di ebbrezza o per ingestione di sostanze stupefacenti (486 uomini e 154 donne). Un terzo circa dei quali (32%) concentrati nei due mesi di luglio e agosto. Soprattutto agosto (125 interventi, più di 4 al giorno). Quest’anno, si viaggia sulla stessa media: le persone ubriache o sotto l’effetto di droga soccorse dal 118 nei primi 198 giorni dell’anno (dal 1° gennaio al 17 luglio) sono stati 272. Interventi che “distraggono” uomini e mezzi del 118 da interventi per casi gravi, codici rossi, infartuati. «La crisi per stato di ebbrezza non è facile da gestire -spiega il direttore del 118, Maurizio Scardia- Si tratta di soggetti ai quali spesso non si riesce a prendere la vena e che non è facile sedare perché sono saturi di alcol e quindi con una sedazione più profonda rischierebbero l’apnea e i disturbi respiratori e cardiocircolatori». Anche in passato il dottore Scardia aveva proposto un accordo con i comuni, per mettere a disposizione degli spazi nei quali questi soggetti, in preda ai fumi dell’alcol, avrebbero dovuto sostare il tempo necessario per metabolizzare l’ebbrezza ed essere dimessi. «Molti di questi sono turisti che nessuno vuole perché hanno l’attitudine a ubriacarsi -aggiunge Scardia- D’estate aumentano portati dai flussi turistici. Sono spesso giovani, anche ragazze, che si fanno influenzare dagli altri e si liberano nelle discoteche e nei rave party». Stesso discorso a Lecce, soprattutto nei pressi della stazione. «Molta gente -fa sapere il responsabile del 118 – viene da fuori. Sono anche extracomunitari di nazionalità diverse, senza fissa dimora. Basta andare in viale Gallipoli o in stazione. Si spostano con i flussi turistici, a Otranto, Gallipoli, Porto Cesareo. Per soccorrere l’ubriaco si rischia di distrarre l’ambulanza da un arresto cardiaco e da episodi di più elevata gravità». Ma l’aspetto che più indigna l’opinione pubblica riguarda i soccorsi ai giovani che si «sballano» nelle discoteche e nei luoghi di divertimento collettivo. «A parte la “Notte della Taranta”, dove la concentrazione di 150mila giovani richiede un’organizzazione a parte – spiega Scardia- spesso interveniamo alle 3, alle 4 di notte, fuori dalle discoteche, dove oggi circola di tutto. Con pochi euro è facile prendere una compressa di anfetamina di nuova formulazione, anche mortale».

INIZIATIVE DI INFORMAZIONE E PREVENZIONE

https://codacons.it/alcol-choc-ubriachi-anche-11-anni/ ALCOL CHOC, UBRIACHI ANCHE A 11 ANNI 20 luglio 2017 fonte: Il Messaggero Luca Benedetti L’allarme delle associazioni consumatori: «si beve già alla scuola media, salviamo i nostri ragazzi» questionari nei luoghi di aggregazione per studiare i comportamenti degli umbri: dall’ alcol alla droga al gioco. IL CASO Il primo bicchiere anche a undici-dodici anni, le droghe nuove tra i giovanissimi acquistate on-line e l’ incubo del gioco tra chi non è più un ragazzino, ma che si gioca la pensione. O anche di più dei 480 euro al mese di assegno e bolletta da 4mila per aver scommesso con il telefono. Ma c’ è anche chi si è giocato un patrimonio da quasi un milione di euro con il vizio di sfidare la sorte. L’ allarme dipendenze suona con forza nella sala della Partecipazione di palazzo Cesaroni dove Federconsumatori, Codacons e Movimento difesa del Cittadino, hanno presentato un progetto per andare a studiare i comportamenti degli umbri. Ma quei numeri che sono stati messi sul tavolo fanno paura. L’ alcol già in seconda media. E quel brivido è suffragato dai dati dell’ Istat (l’ anno di riferimento è il 2016). Per esempio, in Umbria, tutti i giorni beve una bevanda alcolica almeno il 23,4% della popolazione. In Italia centrale il dato si ferma al 21,8, la media nazionale scende al 21,4%. E non è una caso che la classe di età parta dagli undici anni. Contando i numeri significa che almeno 187mila umbri prendono tutti i giorni una bevanda alcolica. Il consumo a rischio di bevande alcoliche riguarda il 14,1 per cento della popolazione. Il consumo abituale eccedentario (cioè che supera le due unità alcoliche per gli uomini, una per le donne e almeno una bevanda alcolica consuma dagli under 18 nel corso dell’ anno)(*), tocca il 9,2 % degli umbri; mentre sul fronte del binge drinking il dato si attesta sul 6 per cento: meno della media nazionale che tocca il 7,35 del fenomeno di bere oltre sei unità alcoliche in pochissimo tempo. Quasi il 2% degli umbri consuma più di mezzo litro di vino al giorno; mentre si sale al 19,6& per il consumo di uno o due bicchieri. «Il progetto- hanno spiegato Alessandro Petruzzi (Federconsumatori), Valentina Bonaca (Mdc) e Carla Falcinelli (Codacons) prevede la realizzazione di alcune iniziative culturali informative in tutta la regione che coinvolgeranno, tra gli altri, associazioni sportive e di promozione sociale, istituti scolastici e circoli per la terza età. Durante gli incontri verranno approfondite ed analizzate alcune dipendenze: gioco, alcol e droga senza trascurare le nuove, tra le quali il cibo e la dipendenza digitale. Durante gli incontri verranno somministrati i questionari, i cui risultati verranno in seguito raccolti in un elaborato finale». Il progetto mira alla creazione di una rete interistituzionale che si possa rivelare efficiente per supportare la prevenzione e l’ assistenza per arginare il fenomeno. La rete dovrà dimostrarsi un canale aperto che continuerà a operare per accogliere proposte e intervenire sulle richieste di aiuto. Alla fine del percorso verrà creato un elaborato che raccoglierà un’ informativa scientifica sui principali effetti e sulle cause che conducono ad assumere alcune abitudini patologiche di dipendenza, testimonianze anonime, i risultati del questionario e una sezione contenente una mappa dei servizi della rete pubblica regionale di lotta alle dipendenze. A dar man forte alle associazioni dei consumatori la ex direttrice dell’ Istat dell’ Umbria Rita Bartoloni e la responsabile del Dipartimento delle Dipendenze di Foligno e centro regionale contro la ludopatia Sonia Biscontini. I questionari verranno raccolti nei luoghi di incontro, dagli oratori ai centri sociali. Ieri alla presentazione del progetto che ci si chiama In.dipendente.mente è intervenuto l’ assessore regionale alla Sanità, Luca Barberini che ha spiegato come «la Regione Umbria sostiene con convinzione il progetto in.dipendente.mente, perché siamo sicuri che bisogna partire dalla conoscenza di un fenomeno per mettere in campo le giuste misure per la prevenzione, il contrasto e la cura».

(*)NOTA: qualsiasi quantità di bevanda alcolica è eccedentaria perché non esistono dosi sicure: l’alcol è una sostanza cancerogena!!!

MOVIDA!!!

http://www.ciociariaoggi.it/news/cronaca/54963/risse-in-serie-e-schiamazzia-arriva-il-pugno-duro-contro-la-movida-violenta RISSE IN SERIE E SCHIAMAZZI: ARRIVA IL PUGNO DURO CONTRO LA MOVIDA VIOLENTA Enrica Canale Parola 19/07/2017 Isola Del Liri - Locali chiusi in orario e niente bottiglie. Vietato anche stazionare di notte nei vicoli del centro per tutta l’estate. Sanzioni fino a 500 euro La misura è colma: stop alla movida violenta. Dopo l'ultimo sabato sera funestato dall'ennesima rissa nella centralissima via Roma, l'amministrazione isolana del sindaco Quadrini corre ai ripari: movida sì ma niente bottiglie e lattine e nemmeno capannelli nei vicoli intorno al corso. È ancora fresco il terrore scatenato sabato notte all'altezza di piazza Boncompagni dov'è scoppiata una furibonda rissa che ha coinvolto numerose persone spaventando residenti e avventori dei locali ancora aperti. E proprio quello dell'orario di chiusura dei locali della movida isolana è tra i punti fermi delle nuove regole imposte dal Comune. Un caso divenuto anche politico con il gruppo d'opposizione "Progetto comune" che ha parlato di una «città fuori controllo» chiedendo rinforzi per la Polizia locale e di aprire un tavolo tecnico per coordinare un'azione condivisa fra l'amministrazione e i gestori dei locali del centro storico e le forze dell'ordine». Da qui l'affondo sul sindaco e la sua giunta: «L'amministrazione Quadrini dimostra ogni giorno di più di essere incapace ed impreparata e sta mettendo a rischio categorie come i commercianti, il flusso turistico, la tranquillità dei residenti ma anche la realizzazione di eventi e spettacoli di qualità, come già accaduto per il Liri Blues Festival». Il sindaco Vincenzo Quadrini ha deciso di non restare fermo a guardare e ieri ha emesso un'ordinanza "restrittiva" per arginare gli eccessi della movida notturna. «Nel periodo fra il 18 ed il 23 luglio si terranno i festeggiamenti per la celebrazione della ricorrenza del ventennale del gemellaggio fra Isola del Liri e New Orleans, ma numerose sono ancora le manifestazioni e gli eventi in programma per quest'estate, fino al 17 settembre - si legge nella delibera in questione - Per il grande afflusso di persone che vivrà la città, si rende necessario adottare misure atte a garantire la piena sicurezza e il decoro urbano». Perciò il sindaco «ordina il divieto di bivacco e di consumazione di bevande alcoliche in bottiglia e bicchieri di vetro e nei vicoli centrali e il divieto di stazionamento». E poi l'accertamento «in maniera incontrovertibile l'orario di chiusura degli esercizi commerciali, eliminando lungaggini dovute alle operazioni preparatorie alla chiusura effettiva». Pesanti le sanzioni per i trasgressori: da 103 a 516 euro. E da Sora il sindaco De Donatis fa eco a Quadrini intervenendo sul pestaggio di un immigrato avvenuto in piazza Palestro: «Condanno ogni forma di violenza, specie se di matrice razzista e attendo l'esito delle indagini».

http://www.internapoli.it/71891/movida-violenta-rissa-con-spari-ai-baretti-di-napoli-arriva-il-provvedimento-per-il-giovane-aggressore MOVIDA VIOLENTA. RISSA CON SPARI AI BARETTI DI NAPOLI, ARRIVA IL PROVVEDIMENTO PER IL GIOVANE AGGRESSORE di Guido Pianese 19/07/2017 NAPOLI. Gli agenti dell’Ufficio Prevenzione Generale hanno eseguito, stamani una misura di collocamento in comunità nei confronti di R.F. napoletano classe 1999. All'epoca dei fatti era minorenne e per questo per lui è scattata una misura di collocamento in comunità nel casertano. R.F, oggi diciottenne, è il protagonista di una rissa tra due gruppi di persone finita con spari tra la folla e un ferito all'alba nella zona della movida di Chiaia a Napoli, dei baretti. L'episodio risale alle 2:35 del 3 settembre dello scorso anno. Il gip, dopo indagini della Polizia di Stato, ha emesso nei confronti del ragazzo un provvedimento restrittivo per lesioni personali aggravate dall’aver commesso il fatto per futili motivi. Infatti secondo le testimonianze e gli elementi di prova raccolti dagli agenti del Commissariato di Polizia San Ferdinando, FR, assieme ad altri due complici in via di identificazione, ha aggredito il gruppo di cui faceva parte A.R., ricoverato in ospedale con una ferita d’arma da fuoco alla coscia sinistra in trauma cranico, e giudicato guaribile in 15 giorni, e un altro ragazzo, aggredito a calci e pugni, dopo una lite verbale nata dal fatto che l'allora diciassettenne insisteva a guardare con fare minaccioso il ragazzo picchiato. A contribuire alle indagini anche le immagini del sistema di videosorveglianza in dotazione un esercizio commerciale della zona. F.R. infatti era già noto alle forze dell'ordine.



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