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vino, birra e alcolici

12/03/2018 - rassegna stampa su vino, birra e altri alcolici del 4 ottobre 2017 ( di redazione )

MILANO TODAY Ecco la "Maratona di birra" di Milano È una corsa contro il tempo all'ultimo chilometro e, soprattutto, all'ultima birra. Per partecipare bisogna sì avere delle buone gambe e un ottimo fiato, ma anche una sete da cavalli. È "A tutta birra", gara podistica organizzata dal Northern Runners Milano nel Parco Nord. L'appuntamento è per il 5 novembre al "tempietto" del Parco.  Le regole sono semplici: ci sarà un percorso da due chilometri e quarantacinque minuti per correre più giri possibili. La birra? Una ogni quattro chilometri.  "Maratona alcolica" di Milano: le iscrizioni Per iscriversi basta mandare una mail a info@northernrunnersmilano.it  o recarsi presso la 42 RunStation di Viale Suzzani 283 Milano. Il ticket è di dieci euro e ci sono solo 100 posti disponibili. Il ricavato dell'iniziativa "sarà devoluto a sostegno delle attività di Parco Nord Milano e AISM - Associazione Italiana Sclerosi Multipla", si legge in una nota. (*)

(*) Nota: con la scusa della beneficenza, si cerca di dare una connotazione positiva ad una manifestazione evidentemente diseducativa. Siete tutti invitati a scrivere cosa ne pensate all’indirizzo facebook di chi organizza: https://www.facebook.com/northernrunnersmilano/photos/pb.139110976524514.-2207520000.1507027581./359352407833702/?type=3&theater

TUTTO MOTORI WEB F1, l’alcol non sarà considerato doping per i piloti Il nuovo elenco dell’Agenzia mondiale antidoping (WADA) non proibirà il consumo di alcol per quattro federazioni internazionali, tra cui la FIA (International Automobile Federation), a partire dal 1 ° gennaio 2018. Come accade ogni anno l’agenzia mondiale antidoping ha rivisto la lista dei prodotti proibiti sulla base dell’evoluzione della ricerca scientifica. L’alcol non sarà più considerato sostanza dopante per quattro Federazione sportive: Fia (automobilismo), Uim (motonautica), Wa (tiro con l’arco) e Fai (aeronautica). Fino ad oggi i piloti non potevano superare la soglia di concentrazione di alcol nel sangue dello 0,10 grammi per litro. Chi eccedeva tale limite, era passibile di squalifica qualora fosse stato beccato. Ma da gennaio non sarà più così, sebbene l’Ama inviti le federazioni sportive interessate “a modificare i propri regolamenti, mettendo in atto dei protocolli che permettano di testare il consumo di alcol, sanzionando adeguatamente gli atleti che non rispettano le regole della disciplina che praticano”. Tuttavia la FIA ha prescritto nei suoi regolamenti che “l’uso dell’alcool e della cannabis è vietato, in quanto modifica il comportamento dei piloti, inoltre il secondo rimane rilevabile dopo diverse settimane dal consumo”. Tuttavia nell’art. 4.2.1 dell’appendice A del codice sportivo internazionale l’alcol è già classificato come sostanza dopante. Sulla stessa riga la MotoGP che ha deciso quest’anno di applicare il limite di 0.10 g/l e di eseguire controlli anti-doping a campione durante le gare. A mettere in chiaro la questione dell’alcol è il professor Xavier Bigard, consigliere scientifico dell’Agenzia francese antidoping. “Rimarrà comunque una sostanza proibita dai regolamenti specifici degli sport in questione. È una questione di trasferimento di responsabilità. Che la cosa rientri in un quadro federale è una buona cosa, poiché non spetta alle istanze incaricate di lottare contro il doping a sanzionare gli sportivi che abusano di alcolici”. (*)

(*) Nota: leggendo il titolo sembrerebbe una stranezza, leggendo il testo pare più chiaro. L’alcol non è classificata sostanza dopante (del resto penalizza le prestazioni), ma rimane proibito per chi pratica questo tipo di sport.

REPUBBLICA Bologna Era ubriaco", ma l'alcol test fu fatto tardi: assolto motociclista di Bologna La prova un'ora e mezza dopo essere stato fermato dalla polizia contromano e senza casco: per il giudice non si può stabilire quale fosse il valore esatto in quel momento BOLOGNA - Sicuramente aveva bevuto. Ma siccome l'alcol test è stato fatto tardi rispetto al fermo di polizia un motociclista bolognese è stato assolto dal giudice perché non si può conoscere il valore dell'alcol nel sangue mentre era alla guida. La decisione del giudice per l'udienza preliminare riguarda un fatto avvenuto un anno fa sotto le Due Torri: l'alba del 27 ottobre 2016 un centauro trentenne fu visto dalla polizia mentre guidava contromano e senza casco. Fermato, gli agenti non poterono non notare gli occhi arrossati e l'odore di alcol. Erano le 4.45 secondo il verbale di polizia, ma l'alcol test - che segnò 1,61 grammi di alcol per litro, oltre tre volte la soglia massima consentita, e superiore ai 1,5 oltre la quale scatterebbero anche sospensione della patente da uno a due anni e confisca del mezzo - fu eseguito solo alle 6.25. Un secondo test, quindici minuti dopo, riportò un valore ancora più alto, 1,66. Ma poiché l'esame gli fu fatto un'ora e quaranta minuti dopo, il motociclista è stato assolto perché secondo il giudice è impossibile stabilire con certezza quale fosse il livello di alcol nel sangue mentre era alla guida. Questo anche perché la 'curva alcolemica' era in crescita e non era ancora stato raggiunto il 'picco'. Se è quindi certo che si trovasse sotto l'influenza di alcol mentre era alla guida, tuttavia non ci sono elementi che indichino quale fosse il tasso, se avesse superato la soglia di rilevanza penale (0,8 g/l) e pure quella dell'illecito amministrativo (0,5). (*)

(*) Nota: desolante (a dir poco).

IL TIRRENO Condannato a un anno autista positivo all’alcol Alla guida di uno scuolabus (senza bimbi) aveva tamponato una macchina  Il tasso alcolemico nel sangue era di 2,3 g/I. Sospesa anche la patente per 2 anni PISA. Un tamponamento banale per dinamica ed effetti. Con due dettagli in grado di trasferire il caso da una potenziale constatazione amichevole all’aula di un Tribunale: l’autista dello scuolabus che aveva urtato una macchina risultò positivo all’etilometro. E neanche di poco. Quella guida in stato di ebbrezza si è tradotta per Stefano Vannini, 56 anni, di Lorenzana, in una condanna a un anno di arresto, 3mila euro di ammenda e con la pena accessoria della sospensione della patente per due anni. Che, per uno che per lavoro guida i pulmini, significa dover cambiare mestiere. Vannini aveva provato a evitare il dibattimento. Ma la sua richiesta di messa alla prova (sospensione del procedimento, lavori di pubblica utilità con estinzione della pena in caso di esito positivo del percorso) era stata respinta dal giudice. E al termine dell’udienza è arrivato il verdetto di condanna del giudice Paola Giovannelli. Anche se sullo scuolabus non c’erano bambini, la condotta dell’autista è stata ritenuta, comunque, grave. Per il ruolo che aveva e la responsabilità di mettersi alla guida di un pulmino riservato agli scolari. L’episodio avvenne nel primo pomeriggio di mercoledì 15 giugno 2016 a Fauglia. Un urto diciamo ordinario con un’auto aprì uno scenario diverso rispetto alla dinamica iniziale. I carabinieri non solo videro l’autista in uno stato poco lucido, ma ricorsero anche all’etilometro per chiarire con prove inoppugnabili in quali condizioni si trovasse al volante. Vannini, residente nel comune di Crespina Lorenzana, dipendente all’epoca dei fatti della cooperativa "Job is life" di Isernia, risultò positivo all’alcol. Il valore era di 2,3 g/l di alcol nel sangue quando per un autista professionista che trasporta cose o persone per legge deve essere zero. Via la patente e denuncia in Procura. Quel tamponamento, con il senno di poi, è stato comunque utile. È servito per accertare, senza che nessuno si facesse male, le voci che giravano sul conducente che, dopo aver fatto scendere l’ultimo alunno, era finito contro un’auto. Già l’ufficio scuola del Comune di Fauglia aveva raccolto le perplessità di alcuni genitori. L’istituto comprensivo, sentendo anche i bambini e poi allargando le verifiche a insegnanti e personale scolastico, aveva messo insieme sospetti sufficienti per intervenire e chiedere la rimozione dell’autista. Un disagio lamentato da chi saliva sul pulmino che con quel tamponamento è diventato un processo che terrà l’autista lontano da qualunque tipo di volante per almeno due anni. Pietro Barghigiani

REPUBBLICA Firenze Firenze, quindicenne ricoverata dopo aver bevuto alcol in un locale del centro Multato il bar vicino a Santa Croce dove la ragazza si è ubriacata. I carabinieri in borghese hanno visto altri minorenni al bancone di MASSIMO MUGNAINI SBALLARSI con l'alcol continua ad essere una tentazione per i giovanissimi che escono la sera. Dopo il caso della giovane turista nuda, ubriaca e in stato confusionale soccorsa davanti a un palazzo in zona San Niccolò da un residente: anche qui c'è il sospetto di una violenza su cui indaga la polizia. Nei locali del centro storico fiorentino si continua a riempire di alcol giovani e giovanissimi, mentre la moda del "binge drinking" non accenna a tramontare. A testimoniarlo un'"indagine lampo" dei carabinieri del Nas di Firenze che nei giorni scorsi ha portato alla denuncia del titolare e della barista di un locale in pieno centro per somministrazione di alcol a minori di 16 anni. I due sono stati anche multati per oltre 300 euro a testa, mentre la licenza del locale è a rischio sospensione. L'indagine dei carabinieri del Nas è partita dalla denuncia dei genitori di una ragazzina di 15 anni che qualche sera fa aveva deciso di passare la serata in centro con le amiche e si era ritrovata in un locale tra piazza Duomo e piazza Santa Croce, uno dei tanti che pubblicizzano bevute a go-go a prezzi stracciati, del tipo "5 shottini 5 euro". Quando la ragazzina è uscita dal locale, dopo la mezzanotte, non si reggeva in piedi a causa dell'alcol. Fatti pochi passi è letteralmente crollata in terra in stato di semi incoscienza. Gli amici terrorizzati hanno chiamato i sanitari del 118 e la ragazzina è stata trasportata in tutta fretta all'ospedale di Santa Maria Nuova. Una chiamata dall'ospedale, poco più tardi, ha buttato giù dal letto nel cuore della notte i genitori della minorenne. Padre e madre si sono precipitati dai medici e si sono sentiti dire che la figlia era stata ricoverata a causa dello stato di etilismo acuto in cui versava, ovvero lo stadio che precede il coma etilico vero e proprio. Nel sangue, hanno aggiunto, la ragazza ha quasi il triplo del limite consentito dalla legge. Sconvolti, i genitori hanno segnalato l'accaduto ai carabinieri. Così, una volta tornata in sé, la ragazza ha potuto raccontare ai militari del capitano Pasqualina Frisio dove avesse bevuto. I militari si sono subito messi all'opera, programmando per il fine settimana una serie di appostamenti in borghese davanti e nel locale incriminato. «Se non è stato un caso, succederà di nuovo», hanno pensato. E così è stato. Prima i carabinieri in borghese hanno osservato la barista dare da bere ad altre due ragazzine di 15 anni. Quindi hanno osservato la dipendente passare a un altro minore un cocktail superalcolico. I giovanissimi clienti, naturalmente, non hanno neppure fatto in tempo a dare il primo sorso: i carabinieri infatti gli hanno strappato i bicchieri di mano. Quindi hanno chiesto spiegazioni al titolare e alla barista, sia per le somministrazioni di alcol ai minori osservate dal vivo a pochi metri di distanza, sia per quella della ragazzina finita in ospedale pochi giorni prima. Su cui la barista ha detto: «Quella cliente mi è sembrata più grande delle compagne con cui si trovava». (*)Insomma, l'avrebbe scambiata per una maggiorenne. La spiegazione non è bastata ai carabinieri che hanno fatto partire la doppia denuncia e anche la doppia segnalazione: una alla prefettura e l'altra alla procura. Entrambe ora valutano la chiusura temporanea del locale. Mentre i carabinieri avvertono: «Intensificheremo i controlli per impedire la vendita di alcol ai minori nei luoghi della movida».

(*) Nota se non sia ha una ragionevole certezza della maggiore età di chi ordina la bevanda alcolici, la richiesta del documento di identità non è una facoltà, ma un OBBLIGO di legge.

EMMELLE.IT Controlli dopo la festa dell'uva, quattro automobilisti guidavano sotto l'effetto dell'alcol BISENTI - Che la festa dell'uva a Bisenti domenica scorsa sia stata un successo, lo conferma anche il risultato dei servizi di controllo su strada gestiti dal personale della Polizia Stradale di Teramo. Sono state infatti elevate 3 contravvenzioni per abuso di alcol ad altrettanti automobilisti, mentre uno di loro è stato denunciato a piede libero per il tasso alcolemico particolarmente elevato. Due persone che viaggiavano a bordo di queste autovetture sono stati trovati in possesso di sostanze stupefacenti per uso personale e dunque segnalate alla prefettura. Un giovane di Cappelle sul Tavo, invece, alla vista del posto di controllo della polizia ha tentato la fuga: guidava un'auto senza assicurazione, senza revisione e nascondeva un coltello di genere proibito. Sulla costa sono state invece 13 le multe elevate dagli agenti della Polstrada, che hanno sottoposto a controlli 62 autovetture.

LA VOCE DI MANTOVA Incensurato condannato a due mesi senza la condizionale per un fatto del 2012 Ubriaco alla guida, una settimana in cella Mantova  Finire in carcere da incensurato con una condanna a due mesi per il reato di guida in stato di ebbrezza. E' successo a un 60enne di Mantova incappato in una vicenda kafkiana che lo ha visto venire arrestato sul posto di lavoro sotto gli occhi allibiti del titolare. Tutto inizia nell’ormai lontano 2012, quando il 60enne si imbatte in un controllo stradale con etilometro. L’uomo risulta positivo all’alcol-test. Scattano quindi tutte le procedure del caso: ritiro della patente e denuncia penale. Il 60enne indica anche il proprio domicilio come indirizzo per le notifiche; solo che pochi mesi dopo si separa dalla moglie e va a vivere da un’altra parte. Le notifiche però arrivano al suo vecchio indirizzo, ma per una ragione o per l’altra, le notifiche relative al procedimenti penale a suo carico non gli vengono mai consegnate. Il 60enne così ignora di avere un avvocato d’ufficio che segue la sua pratica, e che non riuscendo a rintracciarlo non può fare altro che fargli affrontare il processo con rito ordinario. Processo celebrato davanti al giudice del tribunale di Mantova che a fronte dell’irreperibilità dell’imputato lo dichiara contumace. Il processo arriva a a sentenza nel 2015: il 60enne è condannato in primo grado a due mesi di reclusione, pena a non sospesa scrive il giudice nel dispositivo; questo per il comportamento processuale dell’imputato, che per tutti questi tre anni si è completamente disinteressato della sua vicenda processuale. Ciò che continuerà a fare anche nei due anni seguenti, quando la sentenza passerà in giudicato. Siamo ormai alla tarda primavera di quest’anno: il tribunale manda le forze dell’ordine a notificare l’ordinanza al vecchio indirizzo e finalmente si scopre che il 60enne non abita più lì da cinque anni. Ricerche vane, imputato irreperibile e per questo motivo il giudice dispone che quando mai venisse rintracciato venga tradotto in carcere. Ciò che succede poco più di due mesi fa, quando il 60enne viene finalmente rintracciato mentre è al lavoro e tratto in arresto sotto gli occhi esterrefatti del suo titolare che a quel punto gli trova un avvocato di fiducia che segua la faccenda. Il 60enne esce dal carcere di via Poma dopo una settimana e finisce ai domiciliari, dove sconta le altre sette settimane restanti. Tutto secondo normativa, perché la legge non solo è uguale per tutti, ma pure non ammette ignoranza.

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