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sabato 25 novembre 2017 - 08:19
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vino, birra e alcolici

10/11/2017 - rassegna stampa su vino, birra e altri alcolici del 10 novembre 2017 ( di redazione )

METEOWEB Alcolici, brutte notizie per gli appassionati: uccide i nuovi neuroni, le donne più vulnerabili Cattive notizie per gli amanti del bicchiere: l'alcol uccide le cellule staminali nel cervello degli adulti a cura di Antonella Petris Cattive notizie per gli amanti del bicchiere. Un team di ricercatori americani ha scoperto che l’alcol uccide le cellule staminali nel cervello degli adulti. Si tratta di cellule potenti, che creano nuovi neuroni e sono importanti nel preservare una normale funzione cognitiva. A spiegarlo su ‘Stem Cell Reports’ sono i ricercatori dell’University of Texas Medical Branch (Utmb) di Galveston, che hanno condotto uno studio sui topi. Il team ha anche scoperto che le staminali cerebrali in regioni ‘chiave’ del cervello degli animali adulti rispondono in modo diverso all’alcol: questi cambiamenti sono differenti anche fra maschi e femmine, e le seconde sono più vulnerabili. “La scoperta che il cervello adulto produce cellule staminali che creano nuovi neuroni offre un nuovo approccio al problema delle alterazioni cerebrali correlate all’alcol”, spiega la neuroscienziata Ping Wu dell’Utmb. “In ogni caso, prima di poter sviluppare questi nuovi approcci – ammonisce Wu – dobbiamo capire come l’alcol impatta sulle staminali cerebrali in vari stadi della loro crescita, in differenti regioni cerebrali e nel cervello di uomini e donne”.

QUOTIDIANO SANITA’ Alcol. Anche un consumo moderato aumenta rischio cancro. Soprattutto per le donne e gli orientali. L’allarme degli oncologi americani L’ASCO (American Society of Clinical Oncology) pubblica un position statement sull’alcol come fattore di rischio per una serie di tumori, da quelli del distretto testa-collo, all’esofago, al colon, al fegato e nella donna anche il tumore della mammella. Il rischio aumenta con la durata e con la quantità del consumo ma per le donne basta superare la soglia di un drink al giorno (pari a 14 grammi di alcol) per rischiare un tumore della mammella. Rischio che persiste per circa 20 anni, una volta dismessa l’abitudine del bere Bacco e Venere non sono certo un’accoppiata vincente. E a sottolineare quanto pericolose siano le bevande alcoliche riguardo il rischio tumore, soprattutto per le donne, l’ASCO ha redatto un position paper, pubblicato su Journal of Clinical Oncology. Il consumo di alcol si associa ad un aumentato rischio di vari tipi di cancro, quali mammella, colon, esofago, testa-collo, fegato. L’alcol insomma è un chiaro fattore di rischio per cancro e secondo l’ASCO, almeno il 5-6% dei nuovi casi di tumore e, a livello mondiale, il 20% di tutti i decessi da tumore possono essere imputati all’alcol. Un problema non da poco negli Usa dove un americano su 3 ad un certo punto della vita sviluppa un disturbo da abuso di alcol e il 70% della gente non riconosce nell’alcol un fattore di rischio per tumore, come emerge dalla National Cancer Opinion Survey commissionata dall’Asco alla Harris poll all’inizio dell’anno e pubblicata il 24 ottobre. Una ricerca questa che ha coinvolto con interviste telefoniche oltre 4 mila americani, un campione rappresentativo della popolazione stelle e strisce. Ma l’ASCO non si limita a registrare il problema della scarsa awareness rispetto all’associazione alcol-tumore; nella stessa pubblicazione fornisce una serie di raccomandazioni circa l’auspicabile implementazione di policy basate su evidenze che potrebbero aiutare a ridurre il consumo di alcol. Tra queste, la proposta di ridurre il numero di negozi con licenza di vendere bevande alcoliche e di limitare i giorni e le ore di vendita al pubblico.; quella di aumentare le tasse e il prezzo degli alcolici; di inasprire le leggi contro chi vende alcol ai minori; di limitare l’esposizione dei giovani alle pubblicità di bevande alcoliche; di includere misure di controllo del consumo di bevande alcoliche all’interno delle strategie oncologiche complessive; di supportare tutti gli sforzi per eliminare il ‘pinkwashing’ (cioè gli atteggiamenti di marketing ammiccanti nei confronti delle donne) dal marketing delle bevande alcoliche (ad esempio lo sfruttamento del colore rosa, o anche peggio l’uso dei fiocchi rosa, quello del mese della consapevolezza del cancro della mammella, per sottolineare l’impegno dei produttori di bevande alcoliche nel sostenere la ricerca sul cancro della mammella). “Con questo position statement – afferma Noelle K. LoConte, primo autore del documento e oncologa presso il Carbone Cancer Center dell’Università del Wisconsin - l’ASCO riconosce che un consumo anche solo moderato di alcol può causare il cancro. Quindi, limitare l’assunzione di alcol significa prevenire i tumori. La buona notizia è che, così come la gente si mette le creme solari per proteggersi dal rischio di tumori della pelle, allo stesso modo, limitare l’assunzione di alcol è un qualcosa che la gente può fare per ridurre il rischio di sviluppare un tumore”. L’eccessivo consumo di bevande alcoliche non solo aumenta il rischio di tumore come visto, ma ne ritarda anche la diagnosi e impatta in maniera negativa sull’esito del trattamento. Già da tempo, varie società scientifiche americane hanno redatto degli statement nei quali si invitano i maschi a non superare due drink (1 drink corrisponde a 14 grammi di alcol) al giorno e le donne 1 drink al giorno; ma ancora meglio sarebbe non cominciare proprio a bere. L’alcol, una volta ingerito subisce una trasformazione enzimatica (mediata dall’alcol deidrogenasi) che lo trasforma in acetaldeide, un noto cancerogeno; i forti bevitori rischiano soprattutto di sviluppare tumori del distretto testa-collo e dell’esofago. Ma non è solo questione di quantità. “Un’eccezione rimarchevole – prosegue la LoConte – è il tumore della mammella; il rischio di questo tumore aumenta anche con un solo drink al giorno. Le donne dunque sono particolarmente vulnerabili, così come gli orientali portatori di una variante del gene dell’alcol deidrogenasi che li pone a maggior rischio. L’alcol può anche influenzare il livello degli ormoni sessuali, sia nel maschio che nella femmina e si ritiene che questo sia il meccanismo patogenetico alla base del cancro della mammella. Chi beve molto inoltre presenta bassi livelli di folati, altro noto fattore di rischio per il cancro del colon. “Insomma – conclude la LoConte - l’effetto cancerogeno dell’alcol si può estrinsecare percorrendo diversi pathway patogenetici”. Smettere di bere, significa ridurre il rischio di ammalarsi di cancro; ma perché questo rischio diminuisca in maniera consistente, ci vuole tempo, anche 20 anni. Mischiare fumo e alcol è poi quanto di peggio si possa fare. Infine, i bevitori hanno in genere degenze ospedaliere più lunghe, presentano una maggior numero di complicanze chirurgiche, insomma costano di più alla società. “Smettere di bere (così come smettere di fumare), oltre a far bene ai singoli individui – conclude la LoConte - consentirebbe insomma notevoli risparmi e permetterebbe dunque di curare meglio la gente”. Maria Rita Montebelli

GAZZETTA DI MANTOVA Bologna, minore denuncia l'abuso dopo una serata di alcol Il prete: «È il minimo che poteva accaderti». Poi chiede scusa Ragazza stuprata Parroco su Facebook «Non provo pietà» BOLOGNA Ha scritto su Facebook di non provare pietà per una ragazza di 17 anni che ha denunciato di essere stata stuprata in un vagone ferroviario, dopo una serata di alcol. L'autore del post choc è don Lorenzo Guidotti, parroco di San Domenico Savio, chiesa della periferia di Bologna: il messaggio, seppur in un profilo visibile solo agli amici, è stato diffuso dai media ed è subito infuriata la polemica. Tanto che nel tardo pomeriggio l'arcidiocesi guidata da monsignor Matteo Zuppi è dovuta intervenire, chiarendo che le parole del prete corrispondono «a opinioni sue personali, che non riflettono in alcun modo il pensiero e la valutazione della Chiesa, che condanna ogni tipo di violenza». Anche il parroco ha prima rettificato i toni delle sue affermazioni poi, in una dichiarazione concordata e diffusa dalla curia, ha riconosciuto di essersi espresso in modo inappropriato e ha chiesto scusa alla ragazza e alla sua famiglia. Le frasi nel messaggio apparso la sera del 6 novembre sono inequivocabili. Commentando la notizia sulla violenza sessuale di qualche giorno prima, don Guidotti ha scritto: «Mi spiace, ma se nuoti nella vasca dei piranha non puoi lamentarti se quando esci ti manca un arto. Cioè, a me sembra di sognare! Ma dovrei provare pietà? No! Quella la tengo per chi è veramente vittima di una città amministrata di m.., non per chi vive da barbara con i barbari e poi si lamenta perché scopre di non essere oggetto di modi civili. Chi sceglie la cultura dello sballo lasci che si "divertano" anche gli altri...». Quindi, rivolto alla stessa giovane: «Adesso capisci che oltre agli alcolici ti eri già bevuta tutta la tiritera ideologica sull'accogliamoli tutti? Tesoro, a questo punto, svegliarti seminuda direi che è il minimo che potesse accaderti». Conosciuto come un sacerdote non certo di sinistra e senza peli sulla lingua, chi lo frequenta ammette che don Guidotti sui social spesso esagera con le parole. «Sapevo benissimo di usare parole forti, e ho cambiato il titolo più volte per attenuare i toni», ha detto in un messaggio a parziale rettifica, specificando di non aver voluto attaccare la ragazza, ma «la cultura dello sballo». Poi, mentre per lui si erano espressi esponenti di Forza Italia e Lega Nord, nella dichiarazione diffusa dalla diocesi è stato esplicito nel rammaricarsi: «Io col mio intervento ho sbagliato, i termini, i modi, le correzioni. Non posso perciò che chiedere scusa a lei e ai suoi genitori se le mie parole imprudenti possono aver aggiunto dolore, come invece accadrà leggendole». Ha detto di provare pietà per la ragazza «come per tutte le altre vittime di violenza». Il suo obiettivo, ha chiarito di nuovo, era accusare la cultura dello sballo, non lei. «Ci sono riuscito? No!», ha ammesso.

VARESENEWS Legnano Alcol a un minorenne: chiude per tre mesi un bar del centro “Pizzicato” nel 2016; da oggi sospensione delle attività per un esercizio di via Cavallotti che si era opposto alla decisione ma le ragioni del ricorso sono state considerate infondate di Orlando Mastrillo Servire alcolici a minori di età costa la sospensione dell’attività a un pubblico esercizio del centro cittadino. Nei giorni scorsi, infatti, gli agenti della Polizia Locale di Legnano, hanno notificato la sospensione a un bar situato in via Cavallotti. La sospensione parte da oggi, 10 novembre, e avrà una durata di tre mesi. La notifica di sospensione delle attività chiude la vicenda che era iniziata proprio un anno fa. Era il novembre del 2016, infatti, quando il personale dell’Ufficio tutela del Cittadino del comando di corso Magenta “pizzicò” il titolare del bar a servire alcolici a un minorenne. Immediatamente fu contestata al proprietario la violazione della legge 125 del 2001 (la legge quadro in materia di alcolici) comminando al proprietario una sanzione amministrativa di 333 euro. Ma non era finita lì: tutti gli atti furono immediatamente inviati alla Prefettura di Milano per la sanzione accessoria della sospensione dell’attività. Il titolare del bar ha tentato, tramite il proprio legale, a opporsi al provvedimento; ma ritenute infondate le ragioni del ricorso e considerati i precedenti episodi di somministrazione a minori, il Prefetto ha disposto con decorrenza da oggi, 10 novembre, la sospensione dell’attività per tre mesi. «L’operazione è il risultato dei costanti controlli che vengono effettuati dal personale della Polizia Locale -commentano dal comando di corso Magenta-. Continueranno i servizi specifici (anche con agenti in borghese) per contrastare il fenomeno del consumo di alcol da parte di minorenni che risulta sempre più marcato».

L’ARENA DI VERONA Alcol e droghe, si abbassa l'età delle dipendenze Si abbassa sempre più l’età delle «dipendenze», quella in cui i giovani sono più vulnerabili e sensibili al richiamo proibito delle sostanze stupefacenti, dell’alcol, del gioco d’azzardo, del web e dei consumi compulsivi. Proprio per questo l’Ulss 9 Scaligera ha già presentato un progetto in Regione per estendere i Centri d’informazione e consulenza (Cic), gli sportelli d’ascolto ospitati all’interno degli istituti superiori scaligeri, anche nelle scuole medie ed elementari. «Nelle classi quarte e quinte delle primarie abbiamo già avviato dei percorsi didattico-educativi per trasmettere senso critico negli alunni su questi temi», ha spiegato Raffaele Grottola, direttore dei Servizi sociali dell’Ulss 9 scaligera, a margine del convegno su Adolescenza e dipendenze, organizzato in Gran Guardia. «Ora stiamo valutando di portare gli sportelli di ascolto anche nelle scuole medie, perché i dati rivelano che i primi segnali di dipendenza iniziano a manifestarsi già a quest’età». Fortunatamente, come ha sottolineato Grottola, si tratta di un fenomeno minoritario, ma esiste «una fascia vulnerabile, che si attesta intorno al 20 per cento della popolazione giovanile, e che può sfociare in dipendenza».  M.Tr.

IL DOLOMITI Aperitivo di Mesiano, in centinaia per l'evento in collina ma fuori dai cancelli 8 studenti finiscono in ospedale ubriachi I giovani si sono ubriacati in città e poi sono saliti in collina. Alcuni con un livello di alcol nel sangue superiore all'1.5 gr/lt dovranno pagare il viaggio in ambulanza circa 200 euro   TRENTO. “Nonostante il tempo siamo molto contenti dell'aperitivo che si è riusciti ad organizzare a Mesiano ieri sera. Un'occasione di pausa dallo studio per molti studenti che ormai è diventata una tradizione importante”. Sono parole di soddisfazione quelle espresse oggi dall'associazione Asi Leonardo, l'organizzatrice dell'evento che ha visto ieri sera radunarsi a Mesiano, nel parco di Ingegneria, centinaia di giovani.  Un evento organizzato dagli stessi studenti in maniera volontaria e che ha coinvolto nella parte organizzativa una ventina di persone e circa ottanta quelle invece attive durante la serata a partire dalle 18 fino alle 23.  L''Aperitivo d'inizio semestre'' ha visto 5 artisti e un gruppo di ballerini, tutti studenti dell'Università di Trento, che hanno accompagnato l'intera serata. Grande attenzione è stata data anche alla sicurezza con la presenza di un servizio ad hoc con ben 30 bodyguard oltre all'aspetto sanitario con due ambulanze e una squadra a piedi all'interno del parco. Non sono però mancati i giovani che hanno alzato un po' troppo il gomito finendo in ospedale. Nel corso della serata sono stati 8 i ragazzi trasportati all'ospedale Santa Chiara di Trento. Alcuni con un livello di alcol nel sangue superiore all'1.5 gr/lt e quindi costretti a pagare l'ambulanza circa 200 euro.    "Le persone che sono state ricoverate - hanno spiegato gli organizzatori - non erano ancora entrati all'evento. Molti studenti, infatti, hanno organizzato dei cosiddetti 'pre-Mesiano' arrivando poi all'aperitivo già ubriachi. La nostra attenzione è stata comunque massima" 

GAZZETTA DI MANTOVA ravenna Filmano la violenza sessuale, scarcerati Sono tornati in libertà i due giovani arrestati con l'accusa di aver stuprato, la notte fra il 5 e il 6 ottobre a Ravenna, una ragazza di 18 anni ubriaca. L'episodio venne filmato con un cellulare da uno dei due e proprio i video, acquisiti dalla polizia ravennate, servirono per sostenere le accuse che portarono all'arresto, avvenuto alcuni giorni dopo. Il Tribunale della libertà di Bologna ha però annullato le ordinanze di custodia cautelare disponendone «l'immediata scarcerazione», anche se le motivazioni non sono ancora state depositate e quindi non sono note. Sono così tornati in libertà un 26enne romeno e un 27enne senegalese, arrestati con la gravissima accusa di violenza sessuale di gruppo.

GAZZETTA DI MANTOVA via luzio Aggredito a pugni per un'occhiata al bar La sua "colpa"? Essersi impicciato dei fatti altrui, aver puntato lo sguardo sul gruppo che stava litigando tra i tavolini all'esterno del bar: almeno due donne e un uomo, probabilmente su di giri per qualche bicchiere di troppo. Il litigante non avrebbe gradito l'occhiata e avrebbe scaricato la sua rabbia sull'uomo, un allenatore di basket, che stava consumando al bancone del bar. Secondo una prima ricostruzione della dinamica, il cliente avrebbe ricevuto un pugno in faccia che gli ha rotto gli occhiali. E ha chiamato la polizia. Così al Fool Cafè di via Luzio, già teatro di episodi violenti: l'ultimo a giugno, quando un cliente, intervenuto a difendere la barista dalle attenzioni moleste di un altro avventore, rimediò una frattura cranica per una sedia in testa.

IL GIORNALE Anche Noel ci ripensa: "Il rock è libertà non gonfiarsi di alcol" Gallagher parla del nuovo disco e sbeffeggia il fratello Liam: "Ha bisogno di uno psichiatra" Paolo Giordano Mica facile essere Noel Gallagher. Faccia da duro. Occhiali neri. Battute e parolacce come se piovessero. Presenta il nuovo Who built the moon? dei suoi High Flying Birds che è il suo disco più lontano dalla sua ex band Oasis ma anche quello che lui definisce «il più rock'n'roll di tutti». Un paradosso perché Noel è proprio un paradosso in senso greco, ossia è corretto ma contraddittorio. È una delle ultime vere rockstar perché ne rappresenta l'icona perfetta tanto è scorbutico, frontale ed esagerato. Ma per lui il rock è «libertà» mentre per l'universo mondo significa «andare in giro con i giubbotti di pelle, urlare e bere tanto Jack Daniel's. Per me significa che puoi fare tutto quello che ti pare». In effetti in questo disco (che uscirà il 24 novembre, giusto sei giorni prima della sua apparizione a X Factor) lui ha proprio provato a fare ciò che gli pare perché nelle canzoni ha inserito imprevedibili echi di elettronica e di black music e ha coinvolto ruotano circa trenta musicisti più due idoli della sua generazione, Johnny Marr e Paul Weller («Paul abita a pochi metri da me e Johnny viene da Londra a Manchester solo per spiegarmi come suonare un accordo alla chitarra»). Essendo paradossale, Noel Gallagher definisce «cosmic pop» quello che è il suo disco più rock'n'roll. E poi, per complicare ancora un po' il panorama, spiega che «il rock ha ucciso il rock'n'roll» e che «è facile usare le chitarre per cantare le notizie del giorno, ma a che cosa serve? E cosa serve tingersi i capelli, mettersi gli orecchini, farsi i tatuaggi?». In pratica, una badilata a mezzo secolo di canzoni impegnate. «Forse ai tempi di John Lennon le notizie erano meno noiose». Ora «La guitar music è diventata una questione di urla, ma datevi una calmata... Dave Grohl dei Foo Fighters, i Green Day e il tizio dei Queens of the Stone Age urlano le notizie, ma chi vuole musica che parla di attualità?». Per capirci, «le notizie sono noiose». Sono noiosi Trump e «quel tizio ciccione nordcoreano che ha un aspetto buffo ma è noioso lo stesso». La noia deve essere una fissa di famiglia. Suo fratello Liam ha definito «noiosa» la musica di Noel che gli risponde facendo il gesto di uno sbadiglio: «Quando esce il suo disco, la settimana prossima?» No è già uscito. «Beh, lui è sempre così arrabbiato, dovrebbe andare dallo psichiatra». Fratelli coltelli. In poche parole, dopo la fine del tour collegato al precedente disco Chasing yesterday, l'ex anima degli Oasis ha sentito di aver completato un ciclo e si è ritrovato a collaborare con il produttore David Holmes: «Mi fermava ogni volta che componevo qualcosa di lontanamente simile agli Oasis o al precedente materiale degli High Flying Birds. Per un anno è stato frustrante, ma poi mi sono divertito, e se questo fosse il mio ultimo disco ne sarei davvero orgoglioso». Quando parla, Noel Gallagher concede poco alla mimica facciale e alla gestualità da teatrante. Tipicamente british, parla dritto al punto: «Il titolo del disco viene dal libro di Christopher Knight e Alan Butler secondo i quali la Luna sarebbe un corpo estraneo al sistema solare, un oggetto messo là da qualcuno. Io non credo nelle teorie cospirative, perché sono noiose (pure quelle - ndr), quindi credo che abbiano scritto quel libro dopo aver visto troppe volte Guerre Stellari magari bevendo o fumando troppo». Invece Noel Gallagher sembra in forma perfetta, asciutto, lucido e appena un po' brizzolato. Un autentico osservatore dal giudizio tagliente: «La regina Elisabetta nei file dei Paradise Papers? E qual è la novità? C'è il mio nome in quel file? No, perché io di tasse ne pago tantissime. Allora, qual è la prossima domanda?». Se la faranno i suoi fan, ascoltando il disco, che spariglia le carte. E poi magari seguendolo dal vivo nel suo unico concerto italiano l'11 aprile al Fabrique di Milano anche perché «per la prima volta avrò delle donne nella band». Stop. Poi si alza, concede un sorrisetto il più breve possibile e se ne va portandosi via il fascino inspiegabile di un'icona antipatica che però ti porta buon umore.

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