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21/01/2015 - L’Industria della Morte Fuori dai Ritmi della Natura, di Guido Bissanti

Riceviamo e, volentieri, pubblichiamo

Quando una nave perde la sua rotta è possibile che qualunque brezza di vento e corrente venga accolta come ancora di salvezza.
Ma non vale a nulla sperare in venti, brezze o correnti se qualcuno non ti indica le coordinate che ti eri prefisse.
Oggi possiamo paragonare questa nave all’intera umanità, soprattutto quella dei Paesi più industrializzati, e le correnti, le brezze ed i venti come le opinioni, le idee ed i modi di pensare.
Nel panorama di queste idee, opinioni, ecc. oggi si sta combattendo una guerra nuova, non convenzionale e non molto chiara e leggibile da parte dell’Uomo.
Questa guerra si combatte (oltre che nei fronti reali e sanguinosi) sui campi della diffusione di modelli di sviluppo e sociali che, se non arginati e sconfitti, potrebbero portare l’intera umanità ad un sistema di degrado e di caos senza precedenti.
Questi modelli di uno pseudo sviluppo economico e sociale non hanno, per la prima volta nella storia dell’Uomo, le Religioni o la Filosofia, ma grandi imperi economici detenuti da società multinazionali.
Tra queste emergono soprattutto due configurazioni: quelle bancarie e quelle per la detenzione delle risorse agroalimentari ed energetiche.
In questo articolo mi soffermerò sulle Multinazionali che detengono oggi il controllo quasi incontrastato (soprattutto dalla Politica) dei fattori delle produzioni agroalimentari.
Il loro interesse è quello di sostituire ai modelli “produttivi” della natura una nuova “filosofia” redditizia.
Questa nuova filosofia è fatta da:
• Brevetti e commercializzazione del DNA, delle specie vegetali ed animali, OGM, sistemi di qualità, procedure standardizzate, ecc.;
• Brevetti e commercializzazione dei Pesticidi (o fitofarmaci), fertilizzanti e regolatori chimici dei processi agricoli;
• Detenzione dei sistemi di Informazione convenzionali sempre più soggiogati ed al servizio di questi.
La filosofia schietta di questi potentati è: Incremento dei Ritmi produttivi per un nuovo ordine ambientale e mondiale.
Come scritto in altri articoli e pubblicazioni la questione è molto più grave e pericolosa di quanto si possa supporre; si vuole sostituire il modello (o se preferite la macchina, il motore, il meccanismo, ecc.) naturale con quello di una cultura riduzionista* che tende a semplificare, in maniera scriteriata, l’ordine, le regole e i modelli di funzionamento del nostro Pianeta, in cui noi siamo parte integrante materiale e spirituale.
Nella mia pubblicazione “Dalla materia al Padre” edito da Mario Grispo Editore – Palermo nel 2003, ho sottolineato come l’inquinamento materiale e spirituale non siano altro che cose collegate e relazionate e che tale inquinamento nasce dal cattivo funzionamento di questa macchina naturale sempre più manomessa da “Progettisti ignoranti e/o interessati”.
Quando osserviamo un’auto che emette eccessivi fumi di scarico diciamo che il motore di quell’auto funziona male. Allo stesso modo un Ecosistema (in cui l’uomo è parte integrante) che viene manomesso perde la sua originaria funzionalità, rendendo di meno ed emettendo più “fumi di scarico”.
Nel settore agricolo, questa manomissione è già di per se umana, ma le cosiddette Buone Pratiche Agricole (figlie di millenaria storia e tradizione), possono mitigare notevolmente le manomissioni rendendo l’ecosistema agricolo molto simile all’Ecosistema Naturale da cui è stato ricavato e sottratto.
Ecosistema che è la risultante e la sommatoria di milioni di processi chimici, biochimici, fisici, relazioni, funzioni, scambi, interrelazioni, ecc. ed in cui il raggiungimento dell’equilibrio si ha con un particolare ritmo (Bioritmi) e ad un particolare livello energetico, che è, per quella determinata cellula territoriale, l’optimum (quel Climax che in ecologia è lo stadio finale del processo evolutivo di un ecosistema che denota il massimo grado di equilibrio).
In tale contesto il soccorso a modelli alternativi, forzature, aumenti indiscriminati della produttività, specie non presenti o non idonee, regolatori di crescita, fertilizzanti e pesticidi vari è quanto di più scorretto ed erroneo, scientificamente e tecnicamente, nei riguardi di un Sistema che ha le sue regole ed i suoi ritmi. Per chi si intende di motori a combustione interna, avrà sentito parlare della coppia**, nella quale, oltre un determinato regime (o numero di giri), il rendimento decresce a discapito anche della buona funzionalità del motore; come nel motore a scoppio l’aumento dei “giri” dei sistemi agricoli genera perdite di potenza, malfunzionamenti, inquinamenti e cattive qualità.
Tali caratteristiche, generano nell’Uomo che si alimenta dei nuovi alimenti, così “caratterizzati”, aritmie biologiche e spirituali, conducendolo verso modelli sociali inquinati (il famoso detto: Noi siamo ciò che mangiamo, ha più valore biologico e spirituale di quello che possiamo credere) e conducendo pertanto l’umanità ad una pericolosa deriva. Non mi pare nemmeno opportuno sottolineare oltre, in questo contributo, l’effetto dei pesticidi e di questi metodi “alternativi” sulla salute umana ed ecologica.
Il titolo di questo articolo: L’Industria della Morte - Fuori dai Ritmi della Natura, ci fa comprendere come l’unico brevetto che oggi possiamo amare e sostenere, quello della natura, ed in cui l’uomo è veramente libero, si vuole sostituire con brevetti artati, controllati, dominanti e nemici dell’Uomo e del Pianeta che abita.
Chiunque vuole creare e detenere diritti che appartengono all’Umanità (come l’aria o l’acqua) arrogandosi modelli alternativi va catalogato come atto di reato e le azioni derivanti da questi quali crimini contro l’Umanità.
Se non aggiorniamo il Diritto Umano rischiamo di far passare come benefattori proprio coloro che stanno uccidendo l’Uomo, attraverso una guerra così raffinata da non farsi riconoscere.
E per aggiornare il Diritto Umano dobbiamo librarci verso livelli superiori della Coscienza, gli unici che ci permettano di vincere questa guerra.
Guido Bissanti

* In epistemologia il termine riduzionismo rispetto a qualsiasi scienza sostiene che gli enti, le metodologie o i concetti di tale scienza debbano essere ridotti al minimo sufficiente a spiegare i fatti della teoria in questione. In questo senso il riduzionismo può essere inteso come un'applicazione del cosiddetto "rasoio di Occam" (o "principio di economia"), secondo cui non bisogna aumentare senza necessità le entità coinvolte nella spiegazione di un fenomeno.



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